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GUERRIGLIA URBANA A MILANO? maggio 22, 2013

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Fatemi capire bene!!!

A Milano c’è un’ area chiamata ZAM (Zona Autonoma Milano). Qui i ragazzi dei centri Sociali avevano sviluppato una serie di iniziative sportive e culturali (corsi gratuiti, attività ginniche ecc.). Per qualche ragione stamani arrivano poliziotti CON LE RUSPE per abbattere i locali dei centri sociali sede delle iniziative. I ragazzi protestano erigendo barricate con materassi e vecchi mobili, salgono sui tetti e lanciano bombe di carta. Subito si titola anche in internet “Guerriglia urbana a Milano” e “Molotov contro i poliziotti”, mentre i ragazzi diventano “attivisti”. Silenzio di Pisapia, caso mai gli fosse passato per la testa di prendere in considerazione la valorizzazione degli stabili e degli spazi dello ZAM da parte dei giovani dei centri sociali. Silenzio sull’evidente sproporzione di un’operazione di abbattimento con tanto di ruspe, e le inermi barricate con vecchi mobili. I ragazzi cercano di difendere i centri sedendosi in terra ma vengono trascinati via. Dov’è la guerriglia urbana? e Pisapia, che fa?e come giustifica la demolizione fisica e la cancellazione di iniziative culturali che evidentemente nessuno si è preso la briga di valutare?

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IMPARIAMO COS’é LA GIUSTIZIA… DALLA SANTANKé. maggio 14, 2013

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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PER FARE ODIENS DOBBIAMO GUARDARE LA SANTANCHé E SALLUSTI? FORMIGLI e la GRUBER NON HAN PIù FRECCE NEi LORO ARCHI?
In questi giorni gli italiani sono invitati  a incollarsi sul divano davanti alla TV per guardare la Santanké e Sallusti che discettano sulla giustizia – ovviamente per sostenere che il povero Berlusconi è un’anima candida e caso mai sono i giudici da mettere in galera. A questo siamo ridotti? per fare odiens bisogna davvero confondere le menti degli spettatori (ovviamente il discorso viene poi ripreso dall’ Insetto), proponendo la verbosa quanto salivosa Santanché e il suo amante Sallusti, entrambi pronti a capovolgere la realtà pur di riscuotere l’approvazione di Berlusconi e della sua cricca? 
Anche se oramai la misura è colma, e gli italiani ne hanno abbastanza, il nano sbuca fuori da tutte le parti, gonfia il torace (ricorda qualcuno)- urla “Sono qui! sono qui!” (ce ne siamo accorti) mentre Pd e Pdl ormai fusi in velenoso abbraccio cancellano nel loro ritiro spirituale ogni traccia di opposizione. I sopravvissuti berluscones evidentemente ci credono  tutti  con l’encefalogramma piatto – o almeno così ci vogliono- ma sapete cosa vi dico? prevedo un reazione coi fiocchi a qs stato di cose- il giubbotto antiproiettile vivamente suggeritogli  non sarà più una buona idea-l’ Innominabile  dovrà infilarsi in una capsula spaziale che lo porti altrove, lontanissimo, dove non lo conoscono.  

Ma nell’attesa del terzo grado di giudizio la  salivosa Sintanché accusa ancora una volta la magistratura, argomentando  – con Nitto Palma- che  “Nell’eventualita’ in cui si dovesse realizzare quanto richiesto da Ilda Bocassini (cioè 6 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici) sarebbe il primo caso nel mondo occidentale di un leader politico escluso dalla politica non per il dissenso degli italiani ma per via giudiziaria“.

Evidentemente alla labbruta Daniela neanche per sbaglio viene in mente che ci dev’ essere un motivo se il celebrato Silvio è stato processato. Infine, Daniela si arrampica audacemente sulle impervie barricate delle famose cene di Arcore, esclamando : “Se tutte le donne presenti a quelle cene fossero prostitute allora lo sono anch’io!”  

Mai dubitato, Daniela, mai dubitato. Ma pensiamo alla Boccassini, lei si davvero coraggiosa, avvolta nella sua toga di magistrato, criticatissima da tutti, compresa la cosiddetta sinistra.  Nel 2001 il 2° governo Berlusconi le ha anche tolto la scorta, lasciandola alla deriva,  sola nel suo scranno. Forse la scorta le è stata tolta per risparmiare ? ma no: la scorta ce l’hanno cani e porci, Brunetta e tutti gli altri. Ma Ilda Boccassini , no. 

 

RIAPRIAMO IL CASO MORO!!!! maggio 12, 2013

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Non so come né perché vien fuori di nuovo la tragica vicenda di Aldo Moro.

Ecco qui sotto in riassunto un  drammatico articolo sull’ argomento.

  DA PARTE DEL FANTASMA DI ALDO MORO

 Riassumo qui 
un libro importante così evitate di comprarlo.
 
Pieczenik, assistente del sottosegretario Usa nel 1978, psichiatra, specialista in “gestioni di crisi”, esperto di terrorismo, rivela in un libro-intervista pubblicato nel 2008 Abbiamo ucciso Aldo Moro. Dopo trent’ anni un protagonista esce dall’ ombra edito in Italia da Cooper e curato da Nicola Biondo. Il libro passa stranamente inosservato. Importate sapere, prima di prendere in considerazione questo libro, che Pieczenik visse  gomito a gomito con Francesco Cossiga i cruciali 55 giorni. Lui era  “l’esperto nordamericano del Dipartimento di Stato U.S.A. che indirizzò e gestì l’azione dello Stato italiano con le Br. La sua presenza al Viminale è stata interpretata, da molti, negli scorsi anni, come una sorta di “controllo” Usa sulla vicenda che coinvolgeva un Paese all’ epoca decisivo negli equilibri Est-Ovest (l’ Italia, se non fosse chiaro, dato che oggi contiamo come il 2 di picche). 
L’inviato della Casa Bianca, Pieczenik spiega e rivendica (quasi con orgoglio ) la scelta di aver finto di intavolare una trattativa con le Br quando invece «era stato deciso che la vita dello statista era il prezzo da pagare». L’esperto Usa va  oltre nelle sue rivelazioni: da un certo punto in poi tutta la sua azione mirò a far sì che le Br non avessero altra via d’uscita che uccidere Moro, fatto questo che avrebbe risolto  gran parte dei problemi che rischiavano di far conquistare all’ Italia libertà, sovranità e soprattutto indipendenza dagli Stati Uniti d’America. 
 «La mia ricetta per portare le Br alla decisione di assassinare Moro era di gestire – spiega con disinvoltura lo psichiatra – un rapporto di forza crescente e di illusione di negoziazione. Per ottenere i nostri risultati avevo preso psicologicamente la gestione di tutti i Comitati (del Viminale n.d.r.) dicendo a tutti che ero l’unico che non aveva tradito Moro per il semplice fatto di non averlo mai conosciuto». 
 Nel libro il giornalista francese Emmanuel Amara  spiega che il momento decisivo arrivò quando Moro dimostrò di essere ormai disperato. Su questa base si decise l’operazione della Duchessa, ossia il falso comunicato delle Br, scelta questa presa nel Comitato di crisi. «I brigatisti non si aspettavano di trovarsi di fronte ad un altro terrorista che li utilizzava e li manipolava psicologicamente con lo scopo di prenderli in trappola. Avrebbero potuto venirne fuori facilmente, ma erano stati ingannati. Ormai non potevano fare altro che uccidere Moro. Questo il grande dramma. Avrebbero potuto sfuggire alla trappola; (io naturalmente speravo che non si rendessero conto della trappola) liberando Aldo Moro. Se lo avessero liberato avrebbero vinto, Moro si sarebbe salvato, Andreotti sarebbe stato neutralizzato e i comunisti avrebbero potuto concludere un accordo politico con i democristiani. Uno scenario che avrebbe soddisfatto quasi tutti. Era una trappola modestissima, che sarebbe fallita nel momento stesso in cui avessero liberato Moro». 
 Pieczenik spiega che Cossiga ha approvato la quasi totalità delle sue scelte e delle sue proposte. «Moro, in quel momento, era disperato e avrebbe sicuramente fatto delle rivelazioni piuttosto importanti ai suoi carcerieri su uomini politici come Andreotti. E’ in quell’ istante preciso che io e Cossiga ci siamo detti che bisognava cominciare a far scattare la trappola tesa alle Br, cioè abbandonare Moro e fare in modo che morisse con le sue rivelazioni. Per giunta i carabinieri e i servizi di sicurezza non lo trovavano o non volevano trovarlo». 
 Pieczenik traccia un bilancio di questa sua strategia: «Ho messo in atto la manipolazione strategica che ha portato alla morte di Moro al fine di stabilizzare la situazione dell’Italia. Mai l’espressione ‘ragion di Stato’ ha avuto più senso come durante il rapimento di Aldo Moro in Italia».  
 Pieczenik raggiunse tre obiettivi: eliminare Moro, impadronirsi dei nastri dell’interrogatorio e del vero memoriale dello statista italiano, costringere le Br al silenzio.
 Un passo indietro: durante il viaggio negli Stati Uniti del settembre 1974 Kissinger minacciò pesantemente Moro, come ha ricordato in un’aula giudiziaria il suo portavoce Corrado Guerzoni. Ed è bene non dimenticare la testimonianza della moglie di Moro, che riferì alla Commissione parlamentare che cosa dissero al marito esponenti della delegazione americana: “… Lei deve smettere di perseguire il suo piano politico di portare tutte le forze del suo paese a collaborare direttamente. Quindi, o lei smette di fare questa cosa, o la pagherà cara, veda lei come la vuole intendere”.
 Dunque, niente più misteri, però ancora un bel po’ di carte inaccessibili nei palazzi del sottomesso Stato tricolore. 
 Ma chiediamoci: com’ è possibile che il Presidente della Repubblica Napolitano riceva con gli onori riservati ad un capo di Stato il criminale internazionale Henry Kissinger?Auguriamoci che il primo ministro Enrico Letta in palese conflitto di interessi, affiliato al Bilderberg Group, alla Trilateral Commission ed all’Aspen Institute, vale a dire ad organizzazioni mafiose e terroristiche di stampo mondiale, eviti qualche commemorazione di Moro.
Toc toc: c’è almeno un giudice a Berlino, non dico a Maglie o perfino a Roma che possa riaprire le indagini ed avanzare qualche rogatoria internazionale su questa operazione terroristica del Governo nordamericano?I reati di strage (via Fani) e di omicidio premeditato non vanno mai in prescrizione. O valgono sempre i trattati segreti ed incostituzionali?

Il Monte Fuji, simbolo del Giappone, è sul punto di esplodere? maggio 10, 2013

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Ehm…potrebbe essere vero!
“Il monte Fuji potrebbe presto esplodere”
Non è l’ultima previsione apocalittica di qualche oscura profezia, ma l’annuncio di uno scienziato giapponese che ha messo in guardia sul pericolo di una devastante eruzione. Secondo i suoi studi, potrebbe essere molto vicina. E le conseguenze sarebbero catastrofiche.
Ecco qui!
IL MONTE FUJI è un gigante addormentato, che si sta stiracchiando.
L’autore della ricerca è il professor Toshitsugu Fujii, capo del dipartimento giapponese di vulcanologia (quindi non il solito giornalista fantasioso). Una delle cause dell’ imminente risveglio del vulcano, simbolo nazionale del Giappone, sarebbe il terremoto che nel marzo 2011 generò l’ onda di tsunami dagli effetti agghiaccianti. I movimenti tellurici- secondo l’esperto- avrebbero fatto accrescere a dismisura la pressione interna.
Il monte Fuji è tranquillo da quasi 300 anni e tutto ciò è anomalo“- ha spiegato il professore (che per combinazione ha per cognome il nome stesso del vulcano). “Precedentemente, infatti, aveva emesso lava e lapilli ad un intervallo di circa 30 anni. Per questo il timore che la prossima eruzione possa essere su vasta scala è piuttosto fondato“.
Subito dopo il sisma di magnitudo 9.0 Richter dell’anno 2011, il vulcano giapponese è diventato un osservato speciale. Soprattutto perché a pochi giorni dal primo terremoto ne è seguito un altro, di magnitudo 6.2, con epicentro proprio alle pendici del gigante dormiente. La correlazione tra scosse ed eruzioni è ormai accertata: tre secoli fa, dopo un sisma, a distanza di 40 giorni il Fuji si era prepotentemente risvegliato.
L’allarme del professore non è stato sottovalutato dalle autorità giapponesi. Anzi, sono stati elaborati subito i bilanci preventivi di quello che un simile evento potrebbe significare. Si pagherebbe, innanzitutto, un prezzo enorme in termini umani: si ipotizza una vera carneficina che coinvolgerebbe, in modo diretto e indiretto, milioni di persone. Ma non solo.
LA CENERE VULCANICA POTREBBE COPRIRE ANCHE TOKIO
I danni alle strutture potrebbero ammontare a cifre vertiginose. Solo per l’agricoltura la stima è di 30 miliardi di dollari. Il modello elaborato dagli studiosi prevede infatti che la cenere emessa dal Fuji in alcune aree superi il mezzo metro di spessore. E arriverebbe fino Tokio- distante 100 chilometri dal vulcano.
Sulla capitale potrebbero cadere alcuni centimetri di cenere, a YOKOHAMA almeno una decina” prevede lo scienziato. “La circolazione ferroviaria sarebbe sospesa, come anche il traffico aereo. Non ci saranno raccolti nelle campagne. Avverranno frane e smottamenti. Milioni di persone saranno coinvolte nel disastro“. Immaginelberto Ruffino
Ma questo professore è peggio della profezia Maya!!!

MEMENTO!!!Non dimentichiamo che il cosiddetto Premier (al massimo maggio 7, 2013

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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MEMENTO!!!

Non dimentichiamo che il cosiddetto Premier (al massimo premier del Pdl) che continua a vociare e apparire più che mai tirato a lucido e tuttavia spiegazzato dovrebbe tecnicamente essere FUORI DAI GIOCHI. È per questo che torna a riproporre lo slogan della giustizia negata a Milano, ma garantita a Roma (anni fa invece cercava di spostare l’attenzione della giustizia sulle sue malefatte da Roma a Milano). Ma torniamo ai giorni nostri: l’attacco di Berlusconi alla magistratura  si è trasformato in quello «a una certa magistratura».Cioè: i veri colpevoli sono i  Pm e giudici di Milano. A Roma invece le supreme toghe si comportano in tutt’altro modo, e lui le blandisce, perché sa che da loro dipende il suo destino.

«In Cassazione avrò giustizia » ripete Berlusconi. Questa è anche la profonda convinzione del suo avvocato Niccolò Ghedini. Il quale, più di una volta pubblicamente, ha valutato come singolari ed eccezionali i tempi strettissimi in cui è stato fissato l’appello per Mediaset. Il 26 ottobre 2012 la sentenza, il 18 gennaio la prima udienza d’appello. Ghedini sa bene che il medesimo scatto in avanti si può verificare tra appello e Cassazione. Il calcolo è presto fatto. Legittimi impedimenti permettendo, la sentenza d’appello per Mediaset dovrebbe arrivare entro la metà di aprile. Era prevista per il 23 marzo, ma a questo punto “l’uveite” dell’ex premier gioca a suo favore. A Milano sono tutti convinti che i 4 anni per frode fiscale chiesti in primo grado saranno confermati.

A quel punto il Cavaliere entra in una zona estremamente a rischio, in cui l’incastro dei mesi conta molto. Le scadenze sono poche. Innanzitutto le motivazioni della sentenza, e ci vorranno al massimo due mesi per scriverle, ma anche di meno se prevale la logica dell’accelerazione per evitare che Mediaset venga prescritta entro il giugno nel 2014. Siamo tra la fine di maggio e giugno. Agli avvocati spettano 30 giorni per presentare il ricorso. Ma a quel punto cominciano le lunghe vacanze dei magistrati. Se ne riparla dalla metà di settembre in avanti. A quel punto, con un processo che corre verso la prescrizione, è buona regola alla Suprema corte che l’udienza si faccia e la decisione sia presa in fretta per evitare il rischio che la mannaia del tempo scaduto dell’azione penale annulli tutto il lavoro fatto fino a quel momento. Per la fine di quest’anno, al massimo i primi mesi del prossimo, il processo sarà chiuso. Con l’assoluzione, secondo Ghedini e Berlusconi; con la piena condanna, sostengono i giudici.

Il dramma del Cavaliere si gioca qui. Il suo problema non sarà l’eventuale conferma della condanna a 4 anni, di cui 3 sono comunque coperti dall’ indulto dell’ex Guardasigilli Mastella. E poi Berlusconi, come ultrasettantenne, gode della legge Cirielli che esclude dalla galera chi ha superato giusto i 70 anni. Ma è all’interdizione dai pubblici uffici che non ci si può in alcun modo sottrarre. La storia di Previti si ripete identica e Berlusconi rivede il film del suo amico costretto comunque a fare un passo indietro. A quel punto il Cavaliere è finito. Daniela Santanchè, neo deputato del Pdl, è pronta ad esorcizzare il pericolo. È convinta che il Pdl, e non Berlusconi da solo, debba contrapporsi alle toghe nella manifestazione del 23: «Gli italiani devono capire che c’è una giustizia domestica solo per il nostro candidato premier ». È un chiaro invito alla ribellione. Perché, dicono nel Pdl, «è inaccettabile che il nostro premier sia fatto fuori politicamente per via giudiziaria».

Ma sarebbe ora che tutti quanti gli italiani, Berlusconi e Santanché compresi, e persino Ghedini, capissero che i reati sono reati, e le leggi sono leggi che vanno applicate. Dare a Berlusconi una specie di salvacondotto per svicolare tra le maglie dei codici solo perché lui è un ricco in grado di corrompere giudici e testimoni, è un insulto alla nazione, alle leggi, alla storia stessa dell’ Italia.  Spero di cuore che quest’ obbrobrio ci venga risparmiato.