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RIAPRIAMO IL CASO MORO!!!! maggio 12, 2013

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Non so come né perché vien fuori di nuovo la tragica vicenda di Aldo Moro.

Ecco qui sotto in riassunto un  drammatico articolo sull’ argomento.

  DA PARTE DEL FANTASMA DI ALDO MORO

 Riassumo qui 
un libro importante così evitate di comprarlo.
 
Pieczenik, assistente del sottosegretario Usa nel 1978, psichiatra, specialista in “gestioni di crisi”, esperto di terrorismo, rivela in un libro-intervista pubblicato nel 2008 Abbiamo ucciso Aldo Moro. Dopo trent’ anni un protagonista esce dall’ ombra edito in Italia da Cooper e curato da Nicola Biondo. Il libro passa stranamente inosservato. Importate sapere, prima di prendere in considerazione questo libro, che Pieczenik visse  gomito a gomito con Francesco Cossiga i cruciali 55 giorni. Lui era  “l’esperto nordamericano del Dipartimento di Stato U.S.A. che indirizzò e gestì l’azione dello Stato italiano con le Br. La sua presenza al Viminale è stata interpretata, da molti, negli scorsi anni, come una sorta di “controllo” Usa sulla vicenda che coinvolgeva un Paese all’ epoca decisivo negli equilibri Est-Ovest (l’ Italia, se non fosse chiaro, dato che oggi contiamo come il 2 di picche). 
L’inviato della Casa Bianca, Pieczenik spiega e rivendica (quasi con orgoglio ) la scelta di aver finto di intavolare una trattativa con le Br quando invece «era stato deciso che la vita dello statista era il prezzo da pagare». L’esperto Usa va  oltre nelle sue rivelazioni: da un certo punto in poi tutta la sua azione mirò a far sì che le Br non avessero altra via d’uscita che uccidere Moro, fatto questo che avrebbe risolto  gran parte dei problemi che rischiavano di far conquistare all’ Italia libertà, sovranità e soprattutto indipendenza dagli Stati Uniti d’America. 
 «La mia ricetta per portare le Br alla decisione di assassinare Moro era di gestire – spiega con disinvoltura lo psichiatra – un rapporto di forza crescente e di illusione di negoziazione. Per ottenere i nostri risultati avevo preso psicologicamente la gestione di tutti i Comitati (del Viminale n.d.r.) dicendo a tutti che ero l’unico che non aveva tradito Moro per il semplice fatto di non averlo mai conosciuto». 
 Nel libro il giornalista francese Emmanuel Amara  spiega che il momento decisivo arrivò quando Moro dimostrò di essere ormai disperato. Su questa base si decise l’operazione della Duchessa, ossia il falso comunicato delle Br, scelta questa presa nel Comitato di crisi. «I brigatisti non si aspettavano di trovarsi di fronte ad un altro terrorista che li utilizzava e li manipolava psicologicamente con lo scopo di prenderli in trappola. Avrebbero potuto venirne fuori facilmente, ma erano stati ingannati. Ormai non potevano fare altro che uccidere Moro. Questo il grande dramma. Avrebbero potuto sfuggire alla trappola; (io naturalmente speravo che non si rendessero conto della trappola) liberando Aldo Moro. Se lo avessero liberato avrebbero vinto, Moro si sarebbe salvato, Andreotti sarebbe stato neutralizzato e i comunisti avrebbero potuto concludere un accordo politico con i democristiani. Uno scenario che avrebbe soddisfatto quasi tutti. Era una trappola modestissima, che sarebbe fallita nel momento stesso in cui avessero liberato Moro». 
 Pieczenik spiega che Cossiga ha approvato la quasi totalità delle sue scelte e delle sue proposte. «Moro, in quel momento, era disperato e avrebbe sicuramente fatto delle rivelazioni piuttosto importanti ai suoi carcerieri su uomini politici come Andreotti. E’ in quell’ istante preciso che io e Cossiga ci siamo detti che bisognava cominciare a far scattare la trappola tesa alle Br, cioè abbandonare Moro e fare in modo che morisse con le sue rivelazioni. Per giunta i carabinieri e i servizi di sicurezza non lo trovavano o non volevano trovarlo». 
 Pieczenik traccia un bilancio di questa sua strategia: «Ho messo in atto la manipolazione strategica che ha portato alla morte di Moro al fine di stabilizzare la situazione dell’Italia. Mai l’espressione ‘ragion di Stato’ ha avuto più senso come durante il rapimento di Aldo Moro in Italia».  
 Pieczenik raggiunse tre obiettivi: eliminare Moro, impadronirsi dei nastri dell’interrogatorio e del vero memoriale dello statista italiano, costringere le Br al silenzio.
 Un passo indietro: durante il viaggio negli Stati Uniti del settembre 1974 Kissinger minacciò pesantemente Moro, come ha ricordato in un’aula giudiziaria il suo portavoce Corrado Guerzoni. Ed è bene non dimenticare la testimonianza della moglie di Moro, che riferì alla Commissione parlamentare che cosa dissero al marito esponenti della delegazione americana: “… Lei deve smettere di perseguire il suo piano politico di portare tutte le forze del suo paese a collaborare direttamente. Quindi, o lei smette di fare questa cosa, o la pagherà cara, veda lei come la vuole intendere”.
 Dunque, niente più misteri, però ancora un bel po’ di carte inaccessibili nei palazzi del sottomesso Stato tricolore. 
 Ma chiediamoci: com’ è possibile che il Presidente della Repubblica Napolitano riceva con gli onori riservati ad un capo di Stato il criminale internazionale Henry Kissinger?Auguriamoci che il primo ministro Enrico Letta in palese conflitto di interessi, affiliato al Bilderberg Group, alla Trilateral Commission ed all’Aspen Institute, vale a dire ad organizzazioni mafiose e terroristiche di stampo mondiale, eviti qualche commemorazione di Moro.
Toc toc: c’è almeno un giudice a Berlino, non dico a Maglie o perfino a Roma che possa riaprire le indagini ed avanzare qualche rogatoria internazionale su questa operazione terroristica del Governo nordamericano?I reati di strage (via Fani) e di omicidio premeditato non vanno mai in prescrizione. O valgono sempre i trattati segreti ed incostituzionali?
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