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la vita è strana… febbraio 17, 2014

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Questa è una cosa mia…da non leggere, non parlo di Ufo, a meno di non esserlo io stessa.  

Ecco qua! vivo disperatamente piena di immense speranze, come i ragazzini. Mi sento infatti una ragazzina che vive con papà e mamma, di cui però sa molto poco.. papà e mamma hanno la loro vita, di lei(cioè di me)  si occupano solo quando guardano le pagelle. La ragazzina non sa e non capisce, nessuno le parla molto, tolto le insegnanti, alle quali però non va mai bene nulla. Non ha amici, perché papà è un uomo importante e i suoi figli  non devono giocare con bambini ordinari- qualcuno potrebbe pensare che papà potrebbe per misteriose occulte vie favorire i genitori degli amichetti dei figli. La ragazzina ha un cucciolo, piccolo e grazioso, un maschietto bianco e nero, di carattere allegro. Purtroppo accadde-com’era inevitabile- che il cagnolino crescendo, passando cioè dall’ identità cucciolo al ruolo di cane adulto, iniziasse tutt’ a un tratto a esibire certi vistosi attributi , che come la luna aumentavano e diminuivano a seconda di uno  stato di gioiosa eccitazione o di rilassata indifferenza  da parte del cucciolo.  Ahimé!!! Agli occhi dei genitori, del padre soprattutto, lo spettacolo risultò intollerabile, anche perché l’animaletto pareva irresistibilmente attratto dalle gambe delle persone o, indifferentemente , da quelle delle sedie. Così  una donna di servizio campagnola venne incaricata di  risolvere il problema, senza traumi per nessuno perché della sparizione del cagnolino i figli ebbero a rendersi conto solo dopo diversi giorni (degli eventuali traumi del cucciolo non è dato sapere).

Questi gli esordi della mia vita di relazione, esordi da cui avrei potuto evincere (ma non lo feci) che il benché minimo cenno a qualcosa che avesse a che fare col sesso sarebbe stato represso e ferocemente punito. In secondo luogo, avrei  pure dovuto dalla sparizione del cagnolino capire che gli adulti non avrebbero mai avuto problemi ad ingannarmi e spedirmi chissà dove, affidandomi anche a figure scadenti pur di togliersi di torno l ‘incomoda   presenza che evidentemente rappresentavo (dal loro punto di vista). Aggiungo per “dovere di cronaca” che non ero una bambina particolarmente strana, forse non studiavo molto ma giocavo come le altre bambine e mi sforzavo di essere ordinata. In realtà tutti gli elogi andavano a mia sorella che era la classica bambola, con grandi occhi neri sgranati sul mondo; piegava bene i suoi vestiti e addirittura aiutava la mamma a pulire le verdure. C’ era poi il fratello più piccolo, un biondino talmente biondo che i suoi capelli erano in realtà quasi bianchi:  malgrado l’ aspetto direi lunare e fragile del piccino  il fatto di aver generato  un maschio era sufficiente ad appagare papà e mamma, ripagandoli delle carenze delle due femminucce (carenze ascrivibili al trattarsi, appunto, di femmine).  Il resto dell’ esistenza seguì quest’ avvio, come una strada in discesa, sulla quale ruzzolai e continuo a ruzzolare sino ad ora.

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