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ma in che mondo viviamo? marzo 30, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Sono ancora fumanti le macerie del terribile disastro sui monti francesi, che la nostre tv, dopo aver sbrigato la cosa con pochi doverosi riferimenti (tanto non c’erano italiani)  si immerge a testa bassa nella disanima della vicenda dell’ americanina  Amanda e relativo fidanzatino pugliese, finalmente assolti dopo lunghi anni di attesa che giustizia fosse fatta, grazie anche alla principessa del foro Giulia Bongiorno, che non ha indietreggiato davanti alle problematiche che può porre l’impresa di far assolvere due ” innocenti assassini”.Le virgolette le ho messe per far capire che Amanda e Raffaele, descritti ormai dai media come vittime della malagiustizia italiana (strano, credevo che la vittima fosse la povera Meredith ) finalmente possono sorridere e abbracciarsi, dimenticando i torti subiti, loro anime candide, dai nostri giudici, di cui alcuni pervicacemente arroccati sino all’ ultimo all’ idea della colpevolezza dei due. E dato che il tempo cancella il sangue e la memoria, i media con abile operazione di maquillage han fatto sì che i nostri ricordi ormai sbiaditi di come il crimine fosse stato raccontato 8 anni fa dagli stessi media, siano stati  sostituiti da ”  fresche ” informazioni  relative al delitto, un delitto nuovo di zecca in cui ci viene raccontato che Rudi (peraltro messo subito in galera prima che potesse dare una sua versione dei fatti) non ha negato le proprie responsabilità e meno che mai la sua presenza sulla “scena del crimine”. Non è vero: Rudi si lasciò arrestare e incarcerare in tacito accordo coi due colombi, entrambi figli di persone d’un certo risalto sociale. Il padre di Raffaele infatti è uno stimato urologo di Bisceglie, in quel di Bari, mentre della famiglia di Amanda pur senza notizie più specifiche è evidente un certo livello sociale. Rudi disse subito che lui non era  presente al momento dell’uccisione di Meredith, perché era in cucina a preparare un’ insalata. (Evidentemente Rudi sa molto ma dalla sua cella ben al riparo dai media non lascia trapelare nulla, in attesa che gli anni passino.) Comunque nessuno dà importanza a Rudi.  Tuttavia il famoso gancetto del reggiseno di Meredith nonché un certo coltellaccio ritrovato in cucina  coperto di impronte di Amanda e Sollecito porta alla condanna dei due fidanzatini a 26 e 25 anni. I difensori di Amanda e Raffaele ottengono una nuova perizia  ‘super partes’ per le tracce genetiche sul coltello e sul gancetto del reggiseno e i  periti della Corte di Assise di appello bocciano il lavoro svolto dalla polizia scientifica, definendo gli accertamenti tecnici “non attendibili”, per il Dna attribuito a Meredith sul coltello e a Raffaele Sollecito sul gancetto di reggiseno, giungendo a dire che  i risultati delle analisi potrebbero essere derivati da contaminazione. Così si giunge all’ assoluzione;  i  genitori di Meredith fanno ricorso contro questa sentenza; tuttavia la Cassazione conferma l’ assoluzione,

Chi legge già sa tutto questo e potrebbe pensare che anche se non l’avessi scritto avrebbe dormito lo stesso. Ma ci son cose che non sono state dette né pubblicate col giusto risalto:  e cioè che i genitori di Amanda tentarono in tutti i modi di influire sui risultati del dibattimento, anzi, di “manipolare” le indagini in ogni modo possibile. Ecco il piano (rivelato da intercettazioni telefoniche): far trasferire poliziotti scomodi, chiedere l’intervento di politici di spicco, organizzare campagne mediatiche; tutto questo è stato  rivelato dalle intercettazioni telefoniche depositate l’altro ieri con i quattordici faldoni che raccolgono l’intera inchiesta sul delitto di Perugia.
Le registrazioni delle conversazioni telefoniche tra il padre di Raffaele, Francesco Sollecito, noto cardiologo pugliese, il fratello Giuseppe, la cognata Sara, la seconda moglie Mara e la figlia Vanessa ricostruiscono l’incessante attività della famiglia Sollecito per trovare l’appoggio di personaggi influenti.  Non viene  quindi attivato solo un  pool di avvocati e di consulenti medico-legali ma anche  amicizie politiche.
Infatti Vanessa, la sorella di Raffaele, confida al padre di aver la possibilità di poter raggiungere il senatore Domenico Formisano dell’Italia dei Valori. “Il senatore – dice – mi ha contattato per chiedermi un intervento a favore di una persona. Così sarà in debito con me e potrò andare a Napoli a parlargli”. Si rivela ingenua, Vanessa, anche se è un tenente dei carabinieri. Al padre che la invita alla prudenza ricordandole che ha il telefono sotto controllo lei risponde: “Ma io non sono intercettata”.                                                                                                                                                           In sostanza, tanti carini questi Sollecito. E’ chiaro che da noi anche chi ferocemente uccide ben difficilmente andrà in galera, se è figlio di qualche eminente. Quanto alla famiglia di Meredith, la cui figlia è stata uccisa in maniera orribile e senza ragione, non resta che asciugarsi il fiume di lacrime che continua a sgorgare dai loro occhi. Ma non sarà per caso che i nostri giudici siano influenzati dai colori della pelle dei protagonisti di questa così triste vicenda? Ci avete fatto caso? nera o quasi nera Meredith, nera la madre, e neri i parenti…nero Rudi…   bianchissimi Raffaele e Amanda… Ma mi fermo qui! neanche in via di ipotesi voglio pensare una cosa simile.

L’ importante è la salute!! marzo 27, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Non so a quanti possano interessare le mie vicissitudini ultime. Pochi o tanti, sappiano costoro che si direbbe quasi totalmente risolta l’ incrinatura alla capsula dell’articolazione scapolo-omerale.. unica terapia, il riposo dell’articolazione. Non che di solito  io faccia  chissà che, ma un po’ di ginnastica sì, quasi tutti i giorni. E invece ho dovuto obbligarmi al riposo- sia pure temporaneo- pressoché totale.  Ma arrivo al punto: scopro che  un po’ di malessere, un inconveniente pur lieve, innesca una serie di utili riflessioni. Ad esempio… avendo avuto in prima battuta poca voglia di uscire, avevo chiesto a una cara amica – psicologa professionista – di venirmi a trovare. Qualche volta andavo io da lei per parlare un po’, ovviamente “pagando” come una cliente qualsiasi, per rispetto al suo lavoro. Questa volta invece è venuta lei da me, e ho ritenuto corretto remunerarla come al solito, tanto più che anche se l’avevo incontrata in un contesto informale, con tanto di cioccolatini e tazze di tè, la sostanza era stata la stessa, e cioè tutto l’incontro si era svolto al segno delle mie solite lagne, richieste di consigli e di ascolto.                                                                                                                               Ma l’appetito vien mangiando!! Non essendo ancora tornata ad una completa restitutio ad integrum, dopo qualche giorno torno alla carica con la psicologa (che, ripeto, considero una cara amica) e le propongo di vederci anche in seguito a casa mia, eventualmente a intervalli da convenirsi. Questa proposta non era dovuta a problemi miei di nessun tipo, solo al fatto che l’incontro tra i miei quadri e le mie cose era stato talmente positivo che avevo pensato di poterlo ripetere. Lei non dice di no ma poi mi richiama dicendomi che mi manderebbe una sua collaboratrice, bravissima ecc.                                     Ora non so se chi legge possa intendere come ci sono rimasta (malissimo, ovvio). Questa fa la psicologa e non capisce che se chiedo di continuare a comunicare con lei, non voglio essere dirottata sul binario alternativo dell’amica bravissima, mai vista né conosciuta? Non capisce che non ho  le gambe rotte, non sono in carrozzina, e che la mia proposta, al seguito dell’ incontro a casa mia, era scaturita  dall’ idea di mantenere quel tono più confidenziale, quasi domestico, come tra persone di famiglia? e che in ogni caso, era con lei che intendevo parlare, anche se in un futuribile non importa quando?                     Arrivo a capolinea di questa squallida cronaca: io  declino garbatamente anche se lei altrettanto garbatamente insiste dicendo che mi farà telefonare dalla collaboratrice. . Poiché ormai ho capito che devo essere prudente, non scadere in esclamazioni sgangherate anche se pertinenti, la telefonata termina con l’ intesa di una sua chiamata per prendere un appuntamento per quando me la sentirò di uscire, – con l’ovvia intesa di incontrarla nel suo studio come al solito.                  A questo punto chi legge potrebbe esser portato a pensare che non mi farò più sentire dalla signora psicologa, né con cioccolatini né senza. Ma evince male: ho capito che bisogna accontentarsi, specie in fatto di amicizie. Non mi crederete, ma vorrei avere ancora tutti gli amici e amiche coi quali ho troncato in malo modo, ritenendo che mi avessero offesa (e forse era vero).                                                                                                                                                                Anche perché  alla fine, credete!  più ancora degli amici/e l’importante .. è la salute!!

DOPO LA CADUTA…. marzo 21, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Chiarisco: non sono stata realmente “malata”. Sono solo scivolata sul pavimento incerato per correre ad aprire la porta. Bam!! cado lungo distesa tipo  Stephen Hawking nel film “La  teoria del tutto”, la prima volta che cade (nel film quella caduta era già sintomo della sua “malattia del motoneurone”) . Scrivo tutto questo perché se qualcuno legge qui significa che ha niente da fare e quindi mi dilungo. Dunque, cado e subito sembra che non mi sia fatta nulla, o meglio così volevo credere rifiutando rigorosamente l’idea di essermi potuta rompere qualcosa. Ma dopo 5 giorni capisco che una radiografia ci sta tutta. Ovviamente non ho nessuna malattia del motoneurone  ma i raggi evidenziano una fine “incrinatura” della capsula  omero-scapola sinistra. Mi libero subito di una specie di imbracatura immobilizzante e contando sulle forze della natura proseguo la mia vita come al solito, anche se con un po’ di ovvia prudenza. Ora sono quasi “normale” ; che il braccio sinistro mi crei ancora  un certo imbarazzo (ad esempio devo stare attenta a non usarlo e meno che mai urtarlo) ca va sans dire .

Ma non è di questo che voglio parlare! Entro nel merito : mi sono trovata fuori fase, bisognosa di aiuto in diverse cose, ad esempio nel mettermi una giacca e simili. E il mio essere fuori fase mi ha fatto capire molto più di prima come sono gli altri, cioè le persone intorno a me. Ad esempio ho visto nello sguardo di alcuni un certo compiacimento, in altri l’atteggiamento di chi sembra voler ritenere che io debba rimanere “così” a tempo indeterminato. Io stessa purtroppo mi rapporto agli altri in maniera anomala, ad esempio ho trattato nervosamente una cara amica.Le ho subito chiesto scusa ma lei non ha digerito la mia improvvisa sgarberia ( anche se chiaramente collegata all’ incrinatura della capsula) :  ha risposto alle mie scuse dicendo che non intende comunicare più con me. Amen.

Ripeto: l’ incrinatura alla capsula mi ha aperto gli occhi su varie situazioni. Ad esempio l’ amica di cui sopra probabilmente già prima  tollerava a fatica le mie telefonate, perché è davvero molto indaffarata, tra figlie generi marito, gatti e cane,  soggetti tutti per i quali lei cucina di continuo. In passato non aveva tante bocche da sfamare alla sua tavola; i due generi sono ospiti fissi solo da qualche tempo. L’ impegno costante costringe  la mia amica a uscire presto per fare la spesa ; quindi  cucina mattina e pomeriggio per essere all’ altezza degli appetiti del folto gruppo. Con queste premesse, è  chiaro che  non ha più molto tempo per stare a chiacchierare al telefono come faceva prima. Ora la vedo una sorta di Penelope circondata dai Proci, presumo ben accetti visto che di sicuro “contribuiscono” al quotidiano menage.  Avrei dovuto rispettare i suoi (nuovi) tempi, e invece ho interpretato come freddezza nei miei confronti il fatto che non fosse mai disponibile.  La prendevo persino un po’ in giro dicendole scherzosamente che se avessi telefonato al Viminale avrei avuto miglior ascolto.

E tuttavia… : a un certo punto sono esplosa e le ho detto:”Ma tu non sei un’amica!!” ecc.ecc. Inutili le mie immediate scuse. Pazienza..!

Ma mi viene da pensare che forse neanche prima era davvero un’amica. Forse ha solo colto una buona occasione per liberarsi di una persona con la quale non aveva più voglia di parlare. Sapete? vivo lo stesso!