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NEPAL!!! aprile 26, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Ci fu un tempo in cui tra i ragazzi dell’ epoca era d’ obbligo il viaggio in Nepal. Io non  me lo potevo permettere perché come insegnante non potevo sparire per un periodo così lungo, cioè quanto poteva prevedere un simile viaggio. Invece con la complicità di un medico mi misi in congedo per 15 giorni e partii senza riferimenti di sorta, tolto la vaga nozione che amici miei di Torino erano a Katmandù. A nuova Dheli presi un piccolo aereo e sbarcai a Katmandù dove infatti trovai i miei amici , anche perché Katmandù è molto piccola ed è impossibile non vedersi. Io non ero molto  simpatica a questi amici di Torino che mi ritenevano una finta hippy, perché insegnavo (matematica) ed ero coperta di bracciali d’oro; ma io ero determinata a vivere la mia esperienza alternativa, vera o presunta. A Katmandù presi in affitto una casetta di contadini, dopo averne cacciato certe enormi scimmie. L’acqua usciva solo alle 3 di notte da un tubo di grondaia e bisognava alzarsi di notte per raccoglierla in un secchio; poi per averla calda bisognava farla scaldare al sole.                                                          Una mattina con un altro torinese (Mario) decidemmo di fare una gita; camminammo dentro un torrente asciutto sino a un punto panoramico. Mario era stanco e fumava; io mi guardavo intorno e vidi in alto sul costone due persone intente a qualcosa che non capivo. Guardando meglio compresi: erano un uomo e una donna, l’ uomo con una specie di punteruolo faceva dei buchi nel terreno e la donna con un ampio gesto  vi gettava dei semi. Notai che la donna era incinta. Tutto l’insieme mi dava l’impressione di assistere a una metafora dell’ alba della creazione. Feci dei disegni che ho conservato. Mario non è più tra noi (era giovane ma morì di ubriachezza) e anche degli altri ho perso le tracce; io da buona salutista mantenni sempre un certo buon senso e rigore nelle mie abitudini. Finiti i giorni di congedo ripresi il mio aereo per Torino e l’indomani, entrata in classe, presi il gessetto e riempii la lavagna di equazioni, che stranamente diedero una dopo l’altra come per miracolo  lo stesso risultato.                                                                                                                                     Ricordo che tutti-tutti mi avevano scoraggiato in merito a quel viaggio. Mi parlavano come si parla a chi è fuori di testa.  Invece ora che Mario non c’è più e che anche Katmandù non c’è più so di aver fatto bene. Chissà  se da qualche parte la giovane coppia che solo per me rappresentò quella scena straordinaria continua a zappare e piantare semi . Chissà dov’è il loro bambino. Sono contenta di aver fatto quel viaggio, e ringrazio di cuore quel medico tanto comprensivo. Qualche volta solo i pazzi fanno la cosa giusta, ma non lo sanno neanche loro.

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