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Nepal 2.. aprile 28, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Quel viaggio – peraltro breve ma denso- è collocabile tra le cose che si vivono come se non dovessero finire mai, e invece spariscono in un lampo. Quanto meno avevo la certezza granitica  che in qualsiasi altro momento avrei potuto rifare il mio viaggio in Nepal,  tale e quale, al punto che  considerai quello di cui sto parlando un semplice “assaggio” del viaggio “vero”, ascrivibile a un futuro neppure troppo remoto. Invece in Nepal non tornai più, me ne sono rimasti oltre ai ricordi solo moltissimi disegni. Fu un’ esperienza con varie particolarità: ad esempio mentre di solito si va da un posto a un altro, lì nella valle di Katmandù non sembrava necessario sapere dove si andasse , cioè si camminava un po’ e ci si sedeva sotto un albero, un albero qualsiasi, a parlare e ridere. Tutto ci faceva ridere ma non ricordo perché: ricordo solo che trovavamo la vita normale estremamente buffa. Qualche volta ci raggiungeva l’ ambasciatore italiano in Nepal, personaggio notevolissimo e serissimo . Costui si ostinava a tentare di circolare sui prati  con una scintillante Bmw, che naturalmente si fermava dopo pochi metri, con le ruote e i parafanghi pieni d’erba. Allora l’ ambasciatore scendeva e proseguiva a piedi, con le sue  scarpe nere appuntite molto eleganti, che lo facevano scivolare di continuo sull’erba. Ma in qualche modo ci raggiungeva, e ci spiegava che era venuto a contarci, perché se qualcuno dei ragazzi italiani fosse morto, lui (l’Ambasciatore) non avrebbe saputo dove mettere il corpo, dato che l’ Ambasciata Italiana era povera, cioè non esisteva nessun frigorifero per chi avesse avuto la pessima idea di morire. L’ Ambasciatore aggiungeva altri particolari sull’  argomento:  se in attesa di contattare i genitori non avesse trovato un frigorifero, il ragazzo defunto col caldo avrebbe cominciato a decomporsi, facendo fare a lui e a tutta l’ Italia una bruttissima figura: da qui le sue visite di controllo con relative raccomandazioni. Noi lo ascoltavamo ridacchiando: non si capiva come potesse immaginare che ci saremmo immedesimati nei suoi problemi mortuari, eppure si aspettava proprio questo tipo di condivisione. E in fondo aveva ragione: accadde proprio che un ragazzo italiano, soprannominato Too Much, si iniettò una dose eccessiva di eroina e morì. L’  Ambasciatore cercò di contattarne i genitori, una coppia giovane in giro per il mondo, che risultò irreperibile.L’ Ambasciatore come aveva previsto fu  costretto a chiedere per il povero Too Much ospitalità all’ Ambasciata Americana, che disponeva di grandi frigoriferi semivuoti, perché di ragazzi americani ne morivano meno rispetto agli europei*. Dopo il luttuoso evento l’ Ambasciatore intensificò le sue visite, giungendo a regalarci un pacco di spaghetti Barilla, quale omaggio ai nostri (presunti) buoni propositi di mantenerci in vita. Io e anche gli altri eravamo indifferenti alle morti di cui ogni tanto si aveva notizia: trovavamo normale che un ragazzo morisse di eroina; per quanto l’ idea fosse surreale c’era chi pensava che alcuni fossero arrivati fin lì, nella valle di Katmandù, per morire, come si dice dei vecchi elefanti,  che a volte farebbero molti chilometri per trovare un posto idoneo al  trapasso. Noi eravamo giovani  eppure stranamente apatici e indifferenti: avevamo dibattuto le problematiche della vita e della morte nelle nostre lunghe chiacchierate sotto gli alberi, inoltre di solito non conoscevamo gli altri ragazzi e quindi era come se la loro (eventuale) morte  non ci riguardasse.                                                                                                                                                                          Fortunatamente nessuno di noi  morì nel  periodo del mio soggiorno in Nepal**; solo di  un certo Gigi (che aveva a Torino una bancarella di arance)  ebbi notizia che defunse in seguito, tornato a Torino.

* I ragazzi americani morivano meno perché erano più ricchi e potevano comprarsi “roba” migliore, più pura e quinti meno dannosa, mentre gli italiani e anche i francesi essendo più poveri dovevano accontentarsi di robaccia “tagliata”, che era facile li mandasse al creatore.

** Ripeto qui che io non ebbi mai neppure la tentazione di capire cosa fosse lo “sballo” : avevo letto molto sugli effetti delle “sostanze” e sui danni cerebrali che possono procurare (danni permanenti) e per questo non me ne sentii mai attratta.

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Commenti»

1. Carlo Menzinger - maggio 3, 2015

Un viaggio che mi sarebbe piaciuto fare, tragedie recenti a parte, e nonostante l’episodio narrato.

marisadibartolo - maggio 11, 2015

quale episodio? le preoccupazioni dell’ ambasciatore italiano? a Torino c’è stato un periodo in cui l’ idea di morire di droga in Nepal era molto scik (controllerò, non sono sicura che si scriva così.) In realtà morivano dove capitava, secondo la filosofia dell’ epoca non valeva la pena di vivere. Ho visto un film (forse inglese) in tempi abbastanza recenti su un gruppo di ragazzi che vivevano insieme filosofeggiando e drogandosi, nel rifiuto dell’ ideale borghese famigliola-posto-in banca. Il “mio” Nepal fu ancora nella scia di quel periodo.

2. marisadibartolo - maggio 12, 2015

P.S. Mi piacerebbe farti leggere i miei romanzi di fantascienza…


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