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ottobre 3, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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RIPROVO A PUBBLICARE::!

Dal Guatemala, al Kurdistan, dalla Nigeria al Nepal, dal Lesotho all’Argentina… e a proposito del disastro ultimo in Guatemala,…ci sono sempre responsabilità italiche, ovvero responsabilità dirette targate Impregilo.
Attualmente, nel caso del Kurdistan, una delle principali opere in fase di realizzazione, la cooperazione italiana nei paesi in via di sviluppo, intimamente legata alle politiche neoliberali di morte e distruzione, porta direttamente al progetto idroelettrico di Chixoy e alla repressione militare degli indigeni del Guatemala.
Tra il 1976 e il 1982, l’allora Impresit-Cogefar partecipò in consorzio con l’impresa tedesca ‘Lahmeyer Consulting Engineers’ ai lavori di costruzione della diga di Chixoy, nel dipartimento
guatemalteco dell’Alta e Bassa Verapaz, dove le comunità indigene Maya Achí avevano vissuto per centinaia d’anni. Oggi, quella di Chixoy è una delle centrali idroelettriche prese ad esempio a livello mondiale per dimostrare come i grandi progetti finanziati dagli organismi finanziari internazionali nel Sud del mondo abbiano generato effetti disastrosi sulla natura e sulle
comunità, creando spirali debitorie che condannano i 4/5 della popolazione del pianeta al sottosviluppo e alla miseria. La nostra Impregilo può vantare una medaglia al valore in questa impresa distruttiva: appoggiò la dittatura militare malgrado le denunce sulle violazioni dei diritti umani da parte della giunta militare guatemalteca e nonostante il progetto per la diga di Chixy fosse direttamente gestito da appartenenti alle forze armate, anche per la chiara volontà di controllo statunitense sul mercato di esportazione . Quando massacri e sparizioni ebbero la meglio sulla resistenza dei nativi la diga fu infine costruita (in un clima di terrore e intimidazione); ma prima del completamento dei lavori da parte della Cogefar-Impresit, gli squadroni della morte avevano già ucciso a Rìo Negro più di 400 persone; nell’area di Rabinal, capoluogo della regione in cui fu realizzato il bacino, vennero uccise circa 5 mila persone in meno di due anni.
Infine, dulcis in fundo: fu avviato un piano di deforestazione che aggravò la situazione ambientale della regione, già colpita delle modifiche climatiche generate dal bacino artificiale. Il generale Rios Montt ordinò infatti che gli alberi fossero tagliati e sradicati per una profondità di 50 metri da entrambi i lati delle principali strade della regione per impedire attacchi guerriglieri ai convogli militari.
“La mancanza di valutazione d’impatto ambientale all’epoca della costruzione” – si legge nel rapporto degli osservatori internazionali – “si riversa oggi sull’ ecosistema e sulle comunità che vi vivono. L’area è completamente deforestata ed è cambiato addirittura il ciclo delle precipitazioni annuali”. “Possiamo parlare di un vero e proprio ‘debito ecologico’ dell’Italia rispetto a questo paese” ha denunciato efficacemente la Campagna per la riforma della Banca Mondiale, per sottolineare le nostre responsabilità. Ci meravigliamo? se ci siamo di mezzo noi, è inevitabile che ci siano traffici poco chiari. Infatti, all’ espansione dei costi della centrale idroelettrica realizzata dalla Cogefar-Impresit, secondo un’indagine in corso, avrebbe contribuito un presunto giro di tangenti (tra i 350 e i 500 milioni di dollari) versate a favore di politici e militari guatemaltechi. E anche qui, nessuno stupore: è cosa nota quanto siamo bravi in attività di corruzione a colpi di tangenti.
Ma noi siamo qui al caldo e all’asciutto, mentre col contributo della nostra criminale disinvoltura (quella appunto targata Impregilo) in Guatemala la gente (cioè uomini donne e bambini) annegano in fiumi di fango.

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