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Miracoli africani… ottobre 22, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Quanto segue è la cronaca di un viaggio non mio, ma di come me l’ha raccontato il protagonista, un caro amico, modesto impiegato povero di fantasia, e quindi, a mio giudizio, più credibile in merito a quanto segue.                                            Questo racconto in realtà può non significare nulla di speciale, oppure può avere profondi significati: ma non perdiamoci in chiacchiere, ed entriamo subito nel merito della nostra storia. Il caro amico di cui sopra, che potremo chiamare Ken (come il fidanzato di Barbie), si trovò in un certo momento della sua vita tristissimo ed infelice, per via della sua situazione professionale (temeva di essere licenziato) e del suo matrimonio sul punto di spezzarsi ( la moglie si era invaghita di un altro uomo, un ricco avvocato di bell’ aspetto). Il mio amico decise così all’improvviso-convinto dalla pubblicità di un’agenzia di viaggi- di partire per una breve vacanza, venduta come  “Attraverso il deserto con tutti i confort”. Convinto di avere veramente necessità di “staccare”, Ken si diede quindi per malato (“sindrome disforico reattiva ” secondo la benevola diagnosi medica) e prese le mosse con un gruppo di persone come lui ansiose di attraversare il deserto. L’Agenzia aveva distribuito i viaggiatori in due jepp,guidate da “esperti ” locali, cioè due neri maestosi, del tutto privi di conoscenze linguistiche, ma, secondo l’ Agenzia, abili autisti. Tuttavia, per qualche motivo, dopo un certo numero di kilometri i passeggeri sembravano via via più inquieti, anche perché tutt’ intorno davvero non c’era altro che deserto, e ardua qualsiasi forma di comunicazione con gli autisti, tanto che a un certo punto la prima jepp fece dietrofront e tornò indietro. La jepp di Ken invece proseguì, anche se non erano previste tappe in bar o ristorantini, per il semplice fatto che non esisteva nulla del genere sino al villaggio di destinazione, fornito, secondo l’ Agenzia, d’ogni auspicabile risorsa . Ken, dopo aver seguito con lo sguardo la prima jepp che prendeva la via del ritorno, si rassegnò coraggiosamente, confortato dalla presenza dei compagni di viaggio. Ma a un tratto spuntò all’orizzonte una nuova jepp: era quella di un gruppo che dopo aver scorazzato nel deserto secondo il programma dell’Agenzia, tornava felicemente in albergo, a 200 km di distanza. E qui accadde un evento imprevisto: i compagni di Ken (le persone cioè viaggiavano sulla sua stessa jepp) decisero di associarsi a questo gruppo, lasciando Ken solo col suo autista gigantesco. Infatti questo autista non aveva voluto saperne di tornare indietro:  a gesti aveva fatto capire che lui era stato pagare per andare sino a una certa micro-oasi, sorta di stop obbligatorio con tanto di palme oscillanti e nativi che  avrebbero venduto le loro cianfrusaglie.                                                                      Ken si adattò alla situazione, anche perché aveva notato che l’autista, in alto sopra il volante, teneva un lungo coltello, sorta di scimitarra ricurva che- questa la spiegazione- avrebbe potuto servire a tagliare d’ un colpo solo la gola ai cammelli. Infatti,  nel caso ci si trovi nel deserto senz’acqua, pare sia costume sacrificare i cammelli, che han sempre un po’ d’acqua in una certa sacca nel collo. Ken non vedeva cammelli in  giro, ma la scimitarra lo convinse a mantenere il programma dell’Agenzia col suo autista, che dopo tutto pur silenzioso non aveva l’aria pericolosa (scimitarra a parte). Anzi, ripreso il viaggio, l’autista mostrò di gradire un po’ di conversazione: cioè sembrava apprezzare ciò che Ken poteva dirgli di sé e del mondo lontano al di là del deserto e del mare. Sembrava incuriosito  dalla vita personale di Ken, il quale anche per riempire il vuoto del deserto e del tempo si spinse sino  a raccontargli del suo matrimonio in crisi, della vita in ufficio, e persino dell’uomo che sembrava ormai essere il nuovo fidanzato della moglie. L’autista ogni tanto interrompeva Ken dicendo “Everything ok ” ,  per far capire che seguiva con attenzione le sue confidenze, oppure perché non conosceva altre parole inglesi. Giunti come Dio volle a destinazione prima che il gelo della notte del deserto si facesse sentire, in cambio di una lauta mancia l’autista dispensò abbracci e sorrisi , e congedò infine Ken, rassicurandolo con ripetuti ” Everiting ok” in merito alle sue preoccupazioni matrimoniali e d’ ufficio.                                                                                                                                       Ora, Ora, per Ken non ci furono nuovi eventi in quei giorni di ferie, a parte il fatto che il nostro eroe si sentiva sollevato proprio perché si stavano concludendo. E infatti il ritorno alla vita d’ufficio comportò una novità : il suo superiore diretto era crollato all’improvviso, fulminato da un infarto, il giorno stesso del rientro di Ken, facendo diventare il nostro, così salito di grado,  capufficio di se stesso. In realtà Ken da anni sapeva di meritare quella promozione, che tuttavia giungeva inaspettata, tanto che Ken evocò l’ every thing ok dell’autista,ritenendo fosse stato di buon auspicio. Ma le sorprese non finirono qui: deciso a comunicare la promozione alla moglie- che ne avrebbe tratto vantaggio pur quasi separata- se la trovò piangente tra le braccia non appena dischiusa la porta (prima cioè che lui potesse rivolgerle la parola) . Infatti  l’uomo che aveva pensato di sposare era stramazzato al suolo mentre prendeva il caffè  al bar. “Ma tanto- aggiunse poi la donna– non ti avrei mai lasciato, ho sempre amato solo te“.  Everything ok!!

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