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DICE LA FORNERO…

La celebre ministra, famosa per essere stata colta a reti unificate per furtive lacrime che le sgorgarono tra le ciglia quando fu costretta a render note le prime decisioni risanatrici dello sbilanciatissimo bilancio italiano (cioè taglieggiare i pensionati) , la ministra appunto pochissimi giorni fa ha esternato il suo disgusto per i cosiddetti “giovani” (sempre nominati, quali protagonisti di tutto), che a suo dire non sanno parlare, non sanno scrivere, non conoscono la lingua italiana ecc. L’aggettivo “cosiddetti” è per specificare subito che ascoltando i ministri che scaldano i banchi del parlamento e del senato, certo non ragazzini, ci sarebbe da collezionare una ricca messe di strafalcioni, sgrammaticature colossali, per non parlare della dizione e delle calate regionali, totalmente ignorate, forse quale inconscio omaggio alla volontà leghista di calpestare la nostra bella lingua. Ma torniamo ai giovani che non sanno l’ italiano. Innanzi tutto la stessa gentile Fornero più che parlare sembra masticare qualcosa, per cui intendere il suo pensiero non è come ascoltare Vittorio Gassman buonanima e neppure Benigni recitare Dante. Ma quel che vorrei chiederle è questo: non sa la ministra del lavoro che 6000 insegnanti sono stati licenziati solo dal 2010 a oggi, anzi , per essere più+ precisi, lo sa  che dal prossimo settembre saranno cacciati via dalla scuola 25.600 insegnanti, così suddivisi: 8.700 nella scuola primaria, 3.700 nella scuola media e 13.750 nelle superiori?ora il ministro Profumo fa molte promesse, ma non sarà l’ipotetico contributo di Confindustria digitale a insegnare la lingua italiana ai nostri student(maschi soprattutto),  che abbandonano gli studi in altissima percentuale. Ma di questi numeri si parla poco. Il governo tramite i suoi portavoce promette alcontrario che si risparmierà senza licenziare: come? stipando ragazzi in aule più piccole (!!) , non sostituendo i prof che vanno in pensione ma utilizzando per le lezioni personale di dubbia competenza, persino non laureato. Formule ambigue ( tipo la raccomandazione ai dipendenti  statali di svolgere coscienziosamente il proprio lavoro) continuano a mantenere aperta la porta per i licenziamenti di massa; il celebrato test Invalsi ha come unico scopo quello di intimidire e scoraggiare il proseguimento degli studi, oltre a quello di selezionare i figli di papà e i figli di altri professori o personalità, che ovviamente faranno i test benissimo. Nessuno pensa a tagliare i fondi destinati all’esercito,ma per la ricerca scientifica e  la cultura non ci sono problemi, scuole, ricerca, ospedali, biblioteche , teatri vengono inghiottiti da un invisibile buco nero  nel quale però galleggiano perennemente stabili le famose auto blu, anzi aumentate (nel primo trimestre del 2010 il loro numero è cresciuto dello 0,6%, rispetto al 2009,raggiungendo il tetto record di 629.120 unità– e val la pena di ricordare che in america sono 73.ooo). Costi? Sommando gli stipendi degli autisti, i rifornimenti di carburante e i pedaggi autostradali delle auto di proprietà delle amministrazioni, quelle in leasing, in noleggio operativo e noleggio lungo termine, in carico a Stato, Regioni, Province, Comuni, municipalità, Asl, comunità montane, enti pubblici, enti pubblici non economici, società misto pubblico-private e società per azioni a totale partecipazione pubblica, la spesa annua legata a questo “privilegio su quattro ruote” supera – secondo l’Associazione dei contribuenti – i 21 miliardi di euro. Non sarebbe meglio , piuttosto che sacrificare le aule scolastiche e i professori, rivedere questo fiume di denaro, che sarebbe ampiamente sufficiente a ridare ossigeno a  scuole e università, ospedali e ricerca,  teatri e biblioteche? allora l’Italia tornerebbe ad essere non solo il famoso “museo a cielo aperto” che ancora- per fortuna- attira i turisti, ma anche il cuore di un nuovo rinascimento.

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