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I MIEI LIBRI!


La grande impresa del viaggiatore volontario

Editore: Palomar (2008)

Uno straordinario personaggio emerge dal futuro: Sabyr, il primo uomo che imparò (sarebbe meglio dire imparerà) a non morire! ma  il suo destino evolve e sarà quello di dover fronteggiare nientemeno che l’incarnazione di una titanica volontà di distruzione e insieme dell’ ingorda ambizione di appropriarsi di ogni cosa esistente. Giungerà in suo aiuto una fragile creatura, un mutante fornito di  terzo occhio, che saprà gareggiare in astuzia e capacità di sacrificio col demone.

Un breve stralcio : Sabyr approda in incognito su una delle piattaforme rotanti.

Sorse l’alba del terzo giorno;  un’alba particolare  che al posto del sole  era resa abbagliante   dallo splendore della piattaforma numero due.  Ma Sabyr non poté permettersi   momenti contemplativi: l’astronave scivolò lieve , poi  sembrò incollarsi di colpo  alla rampa di atterraggio.  Non ci furono formalità:  semplicemente tutti da un secondo all’altro parvero muoversi animati da un unico pensiero : quello  di accalcarsi  verso l’uscita.   Sabyr riuscì a depistare Atakallamu quanto bastava a ritrovarsi mescolato alla  folla dei viaggiatori: preferiva far parte del loro gruppo che rischiare di essere trascinato dalla  riccioluta co-pilota in  una sorta di “visita guidata ” della città giardino.  Uscì così dalle  fauci  spalancate dell’astronave  insieme  ai migranti, e con loro si trovò davanti allo spettacolo  di  immenso stadio,  un po’   a mò di scodella per via dell’inclinazione delle pareti verso il centro.  Lo stadio  , edificato in lucido metallo  ,  era immerso  in una  vegetazione talmente abbondante e densa da riempire ogni  spazio intorno sino alla cupola trasparente che lo copriva .  Grappoli di fiori variopinti   oscillanti in una lieve brezza (certamente dovuta  a perfetti sistemi di ventilazione ) attiravano  lo sguardo della folla  che già  lo  colmava  tutto  mentre frotte di uccelli di forme e colori inimmaginabili si inseguivano da un punto all’altro di quella fantastica foresta di foglie e fiori lussureggianti, cui facevano da colonna sonora pigolii e fruscii d’ali, col contrappunto  delle esclamazioni di meraviglia e  gioia dei viaggiatori , specie di quelli più piccoli . Tuttavia  tanto  spettacolo –quasi una visione paradisiaca-  proprio per la sua perfezione  fece  intuire  immediatamente a Sabyr  trattarsi di  un  elaborato  ologramma: allungò infatti una mano verso  i grappoli violacei di un glicine che si attorcigliava intorno a  un baobab,  e  le sue dita non strinsero che   l’aria.

videdo trailer :

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Allure

Editore: Palomar (2009)

Allure,  scienziato poco apprezzato dalla comunità scientifica,  viene assunto in un laboratorio che è in realtà un’ astronave aliena abilmente mimetizzata. I  nuovi colleghi hanno comportamenti inquietanti e straordinari poteri: Allure li segue in scorribande anche attraverso cunicoli spazio temporali che permetteranno a creature mostruose di raggiungere il nostro pianeta. E i visitatori, pur molto evoluti, avranno la tentazione di assumere le peggiori tendenze degli umani. Allure insieme ai nuovi amici farà le sue valutazioni sino alla decisione finale.

Uno stralcio : Allure cerca di capire qualcosa di più dei  colleghi.

Uscendo, lungo il marciapiede Allure nuovamente si trovò a urtare contro il mucchio di  polvere e mattoni spezzati sull’angolo dell’edificio del N.I.R.M. E ricordando l’incontro avuto con l’ ombra apparsa in quel punto la notte della devastazione ,  gli affiorò alla coscienza  la constatazione amara di quanta poca confidenza gli dessero in realtà   i colleghi. Dietro i toni  affabili  sentiva un ‘impenetrabilità  da caveau  blindato : le poche informazioni  ricevute  galleggiavano scollegate  nella sua  mente. Proprio mentre rifletteva sul fatto che gli enigmi che  poneva il nuovo ambiente   di lavoro erano addirittura superiori a  quelli che gli poteva porre un  muto meteorite , un acquazzone improvviso  inondò la strada d’acqua e fango, inzuppandogli gli abiti e costringendolo a cercare riparo in un piccolo bar. Entrandovi, notò che l’acqua  fangosa aveva invaso anche il locale: si spinse in una saletta più interna , per rendersi conto d’essere stato preceduto  da  Paris. Il  ragazzo, inzuppato quanto lui, sembrava attenderlo a un minuscolo tavolo rotondo : rivolse  allo scienziato uno sguardo   luminoso che era molto più di un saluto. Davanti alla straordinaria freschezza di Paris  Allure sentì vibrare in sé la gioia di chi si sente destinatario di un regalo. <<Paris, possiamo parlare un poco? Ho incontrato adesso Amazone ; mi ha detto alcune cose:  vorrei capire il più possibile , ma non è così facile!!!>>
Paris piegò la testa di lato , scuotendo  la capigliatura  bionda in modo da metterne in evidenza la lucentezza.<<Ma certo, siediti  , ho già preso anch’io l’abitudine al vostro  caffé!>>
Un cameriere infreddolito e con le scarpe sporche di fango si fece avanti a servirli. Notò Allure che la bellezza di Paris attirava l’attenzione.<<Dimmi Paris >> commentò il ricercatore <<quanto tempo ci mette mediamente uno di voi a diventare come te? Ho visto Amazone,  come partenza non mi sembra molto favorita. >>
<<Ti sbagli. Hai mai visto un bulbo di tulipano? È gonfio , violaceo , decisamente brutto. Ma poi alla fine ne sboccia il  bellissimo fiore. Noi siamo come fiori : passiamo molto tempo avvolti in strati di tessuti  spiegazzati. Poi lentamente quelle velature membranose   cominciano a distendersi, a compattarsi : il sangue scorre veloce e distribuisce energia a ogni singola cellula. >> Paris sorrise dolcemente  , poi aggiunse , con ovvia allusione a sé stesso  << …. . e questo è il risultato. >>
Video trailer:

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Abduction

Editore: Palomar (2010)

Eccoci in un normalissimo ufficio, dove Raphael, tranquillo impiegato, svolge la più ordinaria delle mansioni: scegliere mobili nuovi per la società di cui fa parte. L’ incontro col suo sosia- Gerard,  rappresentante di mobili- innescherà una serie di situazioni che costringeranno Raphael a mettere alla prova il proprio equilibrio psichico e mentale. Ma il rapporto con Gerard si amplia : nelle loro conversazioni avvengono scambi di informazioni   dai risvolti   drammatici. Raphael viene così a sapere che i continui delitti che hanno come oggetto donne e ragazze, o le misteriose,  insolute  sparizioni di  bambine, sono eventi in cui l’intervento alieno può essere stato determinante.

Uno stralcio: Raphael teme di vivere una sorta di sogno ad occhi aperti.

<<I mobili possono aspettare. Ma perché non ti godi il viaggio? Intanto possiamo sempre fare due chiacchiere.>>                                                                                                                 A Raphael girava la testa come fosse stato costretto a salire sulla giostra di un luna park. Era pure afflitto da un  senso di nausea. In realtà non succedeva nulla :nel camper non v’erano finestre né oblò, né rumori si sorta. Le figure in lamè d’argento sembravano non vederlo e occuparsi di certe apparecchiature luccicanti  incastonate nelle pareti e in consolle che sorgevano dal pavimento facendo blocco con esso. Non si vedevano viti né bulloni né bracci articolati : non si capiva se quelle forme tecnologiche fossero attive o puramente decorative. Il silenzio  doveva però contenere rumori-forse ultrasuoni- non immediatamente percepibili : Raphael aveva infatti  le orecchie dolenti come  fosse stato a molti metri di profondità. Né intendeva  far capire a Gerard quanto fosse allarmato: la situazione aveva del surreale, ma, nella logica inconscia della sua psiche, il suo stesso turbamento la rendeva credibile. In preda a un incontrollabile istinto di fuga tentò di aprire il grande portellone che costituiva la maniglia d’ ingresso: inutilmente, perchè la struttura era stata resa inamovibile da congegni elettronici. Raphael  tremando per una sensazione di freddo improvviso si gettò su una sorta di divanetto dall’apparenza metallica ; risultò soffice come imbottito di piume d’oca. Si prese la testa tra le mani e tentò di ragionare. Aveva letto di gente rapita da alieni, che dopo un po’ tornava  facendo dell’accaduto una relazione particolareggiata, cui  nessuno aveva mai ritenuto di dover credere. Gli psicologi davano di queste relazioni interpretazioni che facevano riferimento  ad autosuggestione, proiezioni di archetipi inconsci, sogni ad occhi aperti, stati allucinatori indotti dalla depressione della sintesi  di certi ormoni ad opera di campi elettromagnetici . Forse qualcosa del genere  stava capitando a lui? Era vittima di una sorta di follia che gli faceva vedere intorno a sé le pareti di un’astronave, con alieni ai posti di comando e un suo sosia che in giacca e cravatta continuava a tenergli gli occhi addosso, come per bloccargli un tentativo di fuga, anche se era chiaro che non avrebbe potuto andarsene da nessuna parte?

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POESIA!!
Diapason di un altro spartito
Editore: Libroitaliano World(2007)
Se è difficile raccontare un romanzo, o anche solo l’ imbastitura di un trama, come si può raccontare un libro di poesie? Non c’è che tentare di trascriverne qualcuna.
Nel silenzio
Non ha suoni il cuore del poeta
e’ il diapason d’un altro spartito
vibra a luci remote
che non coglie questo pianeta
e’ come una gemma scura
nel sottobosco piu’ folto
una parola che forse
vuol dire una cosa diversa
oppure ho solo sognato
come una fata nel deserto
che ci sia un significato
oltre il miraggio

Allo sconosciuto lettore
.. ci sarà  qualcuno che una sera
leggerà  le  mie parole
attento  come un viaggiatore
cui   qualcosa di raro tocchi l’ anima
in un deserto o in fondo al mare
si sentirà fermare il cuore
e intorno cercherà con nostalgia
un riflesso evocatore
ecco anch’ io ho nostalgia
di  questo sconosciuto lettore
mentre vago
nell’ abbagliante solitudine.


Credete che abbia finito? figuriamoci..non ci penso proprio.

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DAI MONDI DI CALABI YAU
Editore: L’Autore Libri Firenze (2010)

Dai mondi di Calabi Yau (Marisa Di Bartolo)

E qui vale la pena di chiarire il  perché dello strano titolo :”Dai mondi di Calabi-Yau”.
Quindi spiego:  la teoria della stringhe, teoria che vorrebbe riuscire a descrivere  ogni cosa, nell’ intento di accordare la teoria della relatività con

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la meccanica quantistica, ipotizza che  le particelle atomiche siano situate in spazi non tridimensionali, ma a 6 o 9  o “n” dimensioni,  “arrotolate” su se stesse (per questo ci accorgiamo solo delle tre ordinarie cui siamo abituati). Ma (sto arrivando ) prima ancora che la teoria delle stringhe venisse formulata,  due matematici Eugenio Calabi e Shing Tung Yau,  avevano intuito matematicamente ( se così si può dire ) che l’ universo fosse una struttura a molte dimensioni. Da cui  i miei ” mondi di Calabi-Yau” (noterò che Calabi era italiano e Yau cinese ; gli americani se ne fregano delle razze). Va precisato che Calabi (purtroppo ovviamente) lavorò in Pennsylvania e formulò una prima ipotesi  nel 1957, verificata da Yau (ad Harward) nel 1977. Infine, per gli assetati di conoscenza ricordo il senso della teoria delle stringhe:  si tratta di una teoria (in via di con tinua evoluzione) secondo la quale le particelle elementari e tutto il resto guardate attraverso un microscopio potentissimo capace di discernere quello che succede a queste minime distanze, scoprirebbe che  siamo tutti costruiti partendo da una specie di filo, o stringa, caratterizzato da un punto di partenza e uno di arrivo, naturalmente vicinissimi uno all’altro! e poiché arrivo al punto da tentare di mettere in versi questo genere di cose…

NUMERO sette
Ascolta!

che tu lo creda o no

questa è la danza degli Dei.

Tutto inizia dall’ Idrogeno

che nel mutarsi in Elio

risparmia una parte di sé

(lo 0,007 per cento
esattamente)
per convertirla in energia.

Non è meraviglioso?

Ma non abbiamo finito

col numero 7.

Infatti il nucleo dell’ atomo

di tale divino elemento

è solo il 99,3 per cento

dei suoi protoni e neutroni:

lo 0,7 che rimane

si muta in calore.

Magico, magico sette!

nella sala comandi

della creazione

è tra le principali manopole :

E=0,007!

È lui che vincola

l’ inestricabile abbraccio

tra protoni e neutroni

nel nucleo del sole

l’ energia

che emana diretta

dal cuore di Dio.

Calabi Yau
Mi dicono che sul fondo

di questo universo

avvoltolati come  conchiglie

di minime dimensioni

ce ne siano altri infiniti

simili a questo

o diversi solo per poco

e che è quindi possibile

che in uno- o più d’uno

di quegli universi

– detti di Calabi Yau

una ragazza che mi assomiglia

in questo esatto  istante

scriva una poesia

con identiche parole

o altre

se non in un’  altra lingua

una giovane donna innamorata

di te

forse con miglior fortuna

o forse in quell’ universo

di Calabi Yau

la ragazza che mi assomiglia

non ti ha mai incontrato

oppure

sondando quel    mondo microscopico

potrei scoprire

che la stai baciando ancora

nel portone

di un’ antico palazzo

come in quel  giorno di pioggia

che sembrava  triste ed era  invece

meraviglioso

perché  c’ eri  tu.

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IL CANNIBALE VEGETARIANO

Editore: Kosmos di Torino.(2000)


Un ossimoro! alias due termini antitetici accostati. Un cannibale potrebbe mai essere vegetariano? certo che sì, spiego ai dotti e all’ inclita guarnigione. Sapete perché? perché, se vegetariano è colui che non si nutre delle carni di animali, questo signore (il vegetariano) non possiamo escludere che si nutra di suoi conspecifici, cioé  di altri esseri umani!

E quindi! si tratta forse di un ricettario a base di carni e organi estratti da cadaveri?

Assolutamente no!

Nel Cannibale Vegetariano racconto la storia della nostra specie dal punto di vista dell’ alimentazione.

L’ho scritto io, di conseguenza è un libro denso di informazioni e riflessioni non da poco.

Leggere per credere. Che cosa? che siamo tutti vegetariani, anche chi non lo è!

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