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Un pezzullo noioso.. ma che scatena la fantasia! luglio 1, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Il nostro pianeta è continuamente bersagliato da lampi radio rapidissimi e potenti provenienti da misteriose sorgenti distanti 8 miliardi di anni luce da noi. Li ha individuati un gruppo di ricerca internazionale del quale l’Italia fa parte insieme a Regno Unito, Germania, Australia e Stati Uniti. Per l’Italia hanno partecipato il Sardinia Radio Telescope (Srt) dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e l’università di Cagliari. Le osservazioni di questi studiosi  sono basate soprattutto sui dati acquisiti dal radiotelescopio australiano Parkes, la cui antenna ha un diametro di 64 metri. Il radiotelescopio è il cuore del Consiglio delle ricerche australiano, Csiro.                                                                                                                                    Secondo i ricercatori i lampi arrivano da molto, molto lontano nello spazio e nel tempo. La loro origine risalirebbe infatti all’ epoca in cui l’Universo aveva poco più della metà della sua età attuale, stimata in 13,7 miliardi di anni. I segnali provengono quindi da distanze che vanno ben oltre la nostra galassia, come ha rilevato il coordinatore dello studio Dan Thornton, che lavora tra Inghilterra e Australia. I lampi infatti raggiungono la Terra con impulsi isolati e brevissimi, della durata di pochi millisecondi. Per ora non siamo in grado di determinare le cause esatte delle esplosioni origine delle frequenti emissioni radio che inondano l’ Universo, ma di certo alla fonte ci sono eventi estremi che smuovono  grandi quantità di massa e di energia. ” Non ne sappiamo ancora molto ma queste osservazioni rappresentano di per sé un fatto nuovo”, commenta Nicolò D’amico, dell’università di Cagliari e responsabile del Sardinia Radio Telescope. ”E’ la prima volta infatti– spiega – che si osservano lampi di onde radio a distanze cosmologiche. Tale evento ci ha spinto a formulare una nuova classe di oggetti, mai studiati prima, caratterizzata dalla loro straordinaria frequenza. ”. “All’ inizio”, prosegue, ”potevamo ritenere che l’ osservazione di questi lampi radio fosse un dato eccezionale, ma ora sappiamo che ovunque si punti lo strumento nel cielo ne troveremo qualcuno. Quindi  un semplice calcolo  statistico ci fa concludere che  i lampi radio sono estremamente frequenti”.  La loro sorgente resta misteriosa e molti gruppi di ricerca sono impegnati nelle indagini. Dan Thorton conclude che le sorgenti ”potrebbero essere stelle di neutroni o anche buchi neri, oggetti in cui la materia si trova in condizioni estreme. Ma questo è tutto ciò che possiamo dire. Prima di capire esattamente da cosa vengono generati, c’ è ancora molto lavoro per gli astrofisici. ”.

allora lo faccio anch’io..! giugno 15, 2015

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Chi è Marisa Di Bartolo? Da sempre la mia passione è per i libri che amo sia leggere, sia scrivere, e ne ho pubblicati un discreto numero: la raccolta di poesie “Come nelle antiche fiabe”, i romanzi di fantascienza “Allure” e “Abduction”, un saggio sulla storia della nostra alimentazione “Il cannibale Vegetariano”, ed altro ancora, naturalmente. Ora sto completando con una certa presunzione una sorta di antologia, un “Fior da fiore” di pascoliana memoria, che dovrebbe comprendere, poesie, brevi saggi,pezzulli di taglio giornalistico,  foto di opere ecc.                                                                                                       Naturalmente sono sempre insoddisfatta, a tutti i livelli. Ma… non smetto di sperare. In cosa? non lo so. Un giorno sarò felice? penso di sì, perché qualche volta lo sono stata.

All’ Upim o Standa … il Sole picchia forte!!! maggio 19, 2015

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Lo devo scrivere  !! non c’è limite alle sorprese che un grande magazzino può procurare. Piccola cronaca mattutina: inganno i dieci minuti che mi separano dall’ appuntamento con una cara amica entrando in un’ Upim o Standa (forse fuse insieme, non l’ho ancora capito bene). Per prima cosa vedo teli tipo mare (evidentemente frutti di stagione )e ne prendo due uguali, guardandomi intorno senza vedere le casse. Scendo certi gradini che portano alla zona alimentari e lì compro una piantina per la mia amica, chiedendo se posso pagare anche gli asciugamani. Mi dicono di no; metto gli asciugamani nella stessa busta della pianta  e risalgo, pensando di comprare qualcos’ altro;  girellando mi avvicinano senza rendermene conto alle vetrate di uscita. A questo punto mi blocca un’ addetta dall’ aria feroce che mi chiede di seguirla, accusandomi di voler rubare gli asciugamani. Siccome impiego un po’ di tempo a capire, annuncia che chiamerà la capa del magazzino e i carabinieri. A questo punto capisco che crede davvero che io sia una ladra e offesissima le dico “Ma si tenga i suoi asciugamani!!” , restituendoglieli un po’ bruscamente. Arriva la capa-Upim e anche due carabinieri , bellissimi in alta uniforme. Spiego che non conosco il grande magazzino, che non mi ero accorta di aver spinto la porta dell’ uscita,  mentre i discorsi diventano sempre più surreali. All’ addetta dall’ aria feroce chiedo “Ma possibile che io le sembri una ladra?” e lei dice “Sì!” , chiedendomi come mai avevo messo gli asciugamani nella stessa busta (trasparente) della piantina.  I due carabinieri sembrano imbarazzati, mi fanno domande e mi chiedono i documenti. Sulla carta d’ identità leggono “Professione giornalista”  e questo forse li spiazza un poco. Fanno molte telefonate dai loro strumenti, mentre la capa-Upim mi intrattiene con tono apparentemente gentile, forse per capire se sono davvero una ladra d’asciugamani o davvero una giornalista, mentre l’addetta mi osserva digrignando i denti. Infine   esplode con un “E non si faccia mai più vedere qui!” che interpreto come una conclusione dell’ incidente.Io con tono lievemente sarcastico rispondo “Su questo può stare tranquilla”.                 Infine (dulcis in fundo)  i carabinieri mi chiedono se voglio comprare gli asciugamani, se ricordo il prezzo  e se ho i soldi. Io dico di sì e mi metto in coda fino alla cassa, dove rivedo la commessa schizzata. Pago e la transazione avviene in silenzio. Alla fine esco coi miei asciugamani.. un po’ stordita dall’ avventura, che interpreto come un colpo di sole sulla testa della commessa. Mi accorgo che i carabinieri mi scortano fino all’uscita.. non so per essere certi che io non rubi o per evitarmi ulteriori aggressioni da parte della commessa. In ogni caso  davvero… Upim mai più!!

Sotto il sole di Maggio!!! maggio 15, 2015

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Una delle cose più strane della vita è che in fondo… ci si rassegna a tutto..! frustrazioni, delusioni… lutti persino!!! l’amica più cara evapora nel nulla senza ragione, i figli lontani non san più chi sei (o quasi).. e chi amavi …beh! diciamo che ha altri gusti!! A questo punto il lettore di questo blog potrebbe pensare che io sia persona sgradevole,  indisponente… eppure… credete, lo dico senza presunzione, vorrei conoscere una persona come me. Non la conosco, e tuttavia, come dicevo, ci si rassegna. Forse non bisognerebbe vivere in una città così grande, nella quale ogni cosa sognata sembra  poter  accadere (o dover accadere) e invece non succede niente… si naviga nel nulla, un nulla pieno di silenzio.. o quasi.                            Ho scritto “quasi” perché l’unica cosa che percepisco in questo nulla sono alcuni rumori.. sia rumori di fondo (macchine che passano ) che rumori di cancelli che sbattono, poi passi.. passi  veloci, passi più lenti, come di  chi non sa dove andare. A volte sento voci di gente che litiga,o di  persone che chiacchierano in cortile di notte oppure di giorno al sole, oppure sento il brontolìo di un certo marchingegno -attivato  non so da chi-  che lucida il pavimento di marmo dell’ androne.                     Quindi molti sono gli accadimenti, solo apparentemente banali, nell’ apparente deserto.                                                 Ad esempio, è notevole il fatto che condomini e addetti ai servizi stiano molto al sole, per cui  risultano perennemente abbronzati, specie alcuni che per loro esotica etnia lo sono già di natura. Infatti (cosa che pochi sanno) i nativi di talune zone del  mondo, sudamericani e nordafricani, pur essendo già scuri, amano abbronzarsi e diventare ancora più scuri. Così in questo  cortile si vedono inservienti e lavascale scurissimi chiacchierare tra loro immobili sotto il sole, tipo le celebri  “sentinelle in piedi”,  con le maniche arrotolate sin sulle spalle,  esibendo neri muscoli poderosi sotto lo sguardo di pallide signore, quelle che non si abbronzano neanche a bastonarle.                                                                                          Ma, come dicevo, a tutto ci si rassegna, anche a non riuscire ad abbronzarsi. Tuttavia…rassegnati sì, ma fino a un certo punto! Bisogna continuare a lottare. Lottare per abbronzarsi almeno un poco, lottare  perché non svaniscano le lentiggini e i bei pensieri. Lottare per continuare ad amare chi non ci ama affatto, lottare perché non si perdano i doni che Dio ci ha dato. Lottare perché ci sia ancora qualcuno che vorremo vedere domani, anche se costui .. potrebbe non accorgersi neppure che siamo lì, e che abbiamo aspettato tanto sotto il sole nella speranza di rivederlo..                                           Ma finché “ride maggio sotto un cielo di turchese” .. tutto è possibile!                                                                               E la malinconia, dopo tutto, non ha mai ammazzato nessuno. (Lo so, si fa per dire).                                                         Al contrario, pensate come sarebbe triste , tutt’ a un tratto, accorgersi di non amare più.

Nepal 2.. aprile 28, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Quel viaggio – peraltro breve ma denso- è collocabile tra le cose che si vivono come se non dovessero finire mai, e invece spariscono in un lampo. Quanto meno avevo la certezza granitica  che in qualsiasi altro momento avrei potuto rifare il mio viaggio in Nepal,  tale e quale, al punto che  considerai quello di cui sto parlando un semplice “assaggio” del viaggio “vero”, ascrivibile a un futuro neppure troppo remoto. Invece in Nepal non tornai più, me ne sono rimasti oltre ai ricordi solo moltissimi disegni. Fu un’ esperienza con varie particolarità: ad esempio mentre di solito si va da un posto a un altro, lì nella valle di Katmandù non sembrava necessario sapere dove si andasse , cioè si camminava un po’ e ci si sedeva sotto un albero, un albero qualsiasi, a parlare e ridere. Tutto ci faceva ridere ma non ricordo perché: ricordo solo che trovavamo la vita normale estremamente buffa. Qualche volta ci raggiungeva l’ ambasciatore italiano in Nepal, personaggio notevolissimo e serissimo . Costui si ostinava a tentare di circolare sui prati  con una scintillante Bmw, che naturalmente si fermava dopo pochi metri, con le ruote e i parafanghi pieni d’erba. Allora l’ ambasciatore scendeva e proseguiva a piedi, con le sue  scarpe nere appuntite molto eleganti, che lo facevano scivolare di continuo sull’erba. Ma in qualche modo ci raggiungeva, e ci spiegava che era venuto a contarci, perché se qualcuno dei ragazzi italiani fosse morto, lui (l’Ambasciatore) non avrebbe saputo dove mettere il corpo, dato che l’ Ambasciata Italiana era povera, cioè non esisteva nessun frigorifero per chi avesse avuto la pessima idea di morire. L’ Ambasciatore aggiungeva altri particolari sull’  argomento:  se in attesa di contattare i genitori non avesse trovato un frigorifero, il ragazzo defunto col caldo avrebbe cominciato a decomporsi, facendo fare a lui e a tutta l’ Italia una bruttissima figura: da qui le sue visite di controllo con relative raccomandazioni. Noi lo ascoltavamo ridacchiando: non si capiva come potesse immaginare che ci saremmo immedesimati nei suoi problemi mortuari, eppure si aspettava proprio questo tipo di condivisione. E in fondo aveva ragione: accadde proprio che un ragazzo italiano, soprannominato Too Much, si iniettò una dose eccessiva di eroina e morì. L’  Ambasciatore cercò di contattarne i genitori, una coppia giovane in giro per il mondo, che risultò irreperibile.L’ Ambasciatore come aveva previsto fu  costretto a chiedere per il povero Too Much ospitalità all’ Ambasciata Americana, che disponeva di grandi frigoriferi semivuoti, perché di ragazzi americani ne morivano meno rispetto agli europei*. Dopo il luttuoso evento l’ Ambasciatore intensificò le sue visite, giungendo a regalarci un pacco di spaghetti Barilla, quale omaggio ai nostri (presunti) buoni propositi di mantenerci in vita. Io e anche gli altri eravamo indifferenti alle morti di cui ogni tanto si aveva notizia: trovavamo normale che un ragazzo morisse di eroina; per quanto l’ idea fosse surreale c’era chi pensava che alcuni fossero arrivati fin lì, nella valle di Katmandù, per morire, come si dice dei vecchi elefanti,  che a volte farebbero molti chilometri per trovare un posto idoneo al  trapasso. Noi eravamo giovani  eppure stranamente apatici e indifferenti: avevamo dibattuto le problematiche della vita e della morte nelle nostre lunghe chiacchierate sotto gli alberi, inoltre di solito non conoscevamo gli altri ragazzi e quindi era come se la loro (eventuale) morte  non ci riguardasse.                                                                                                                                                                          Fortunatamente nessuno di noi  morì nel  periodo del mio soggiorno in Nepal**; solo di  un certo Gigi (che aveva a Torino una bancarella di arance)  ebbi notizia che defunse in seguito, tornato a Torino.

* I ragazzi americani morivano meno perché erano più ricchi e potevano comprarsi “roba” migliore, più pura e quinti meno dannosa, mentre gli italiani e anche i francesi essendo più poveri dovevano accontentarsi di robaccia “tagliata”, che era facile li mandasse al creatore.

** Ripeto qui che io non ebbi mai neppure la tentazione di capire cosa fosse lo “sballo” : avevo letto molto sugli effetti delle “sostanze” e sui danni cerebrali che possono procurare (danni permanenti) e per questo non me ne sentii mai attratta.

NEPAL!!! aprile 26, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Ci fu un tempo in cui tra i ragazzi dell’ epoca era d’ obbligo il viaggio in Nepal. Io non  me lo potevo permettere perché come insegnante non potevo sparire per un periodo così lungo, cioè quanto poteva prevedere un simile viaggio. Invece con la complicità di un medico mi misi in congedo per 15 giorni e partii senza riferimenti di sorta, tolto la vaga nozione che amici miei di Torino erano a Katmandù. A nuova Dheli presi un piccolo aereo e sbarcai a Katmandù dove infatti trovai i miei amici , anche perché Katmandù è molto piccola ed è impossibile non vedersi. Io non ero molto  simpatica a questi amici di Torino che mi ritenevano una finta hippy, perché insegnavo (matematica) ed ero coperta di bracciali d’oro; ma io ero determinata a vivere la mia esperienza alternativa, vera o presunta. A Katmandù presi in affitto una casetta di contadini, dopo averne cacciato certe enormi scimmie. L’acqua usciva solo alle 3 di notte da un tubo di grondaia e bisognava alzarsi di notte per raccoglierla in un secchio; poi per averla calda bisognava farla scaldare al sole.                                                          Una mattina con un altro torinese (Mario) decidemmo di fare una gita; camminammo dentro un torrente asciutto sino a un punto panoramico. Mario era stanco e fumava; io mi guardavo intorno e vidi in alto sul costone due persone intente a qualcosa che non capivo. Guardando meglio compresi: erano un uomo e una donna, l’ uomo con una specie di punteruolo faceva dei buchi nel terreno e la donna con un ampio gesto  vi gettava dei semi. Notai che la donna era incinta. Tutto l’insieme mi dava l’impressione di assistere a una metafora dell’ alba della creazione. Feci dei disegni che ho conservato. Mario non è più tra noi (era giovane ma morì di ubriachezza) e anche degli altri ho perso le tracce; io da buona salutista mantenni sempre un certo buon senso e rigore nelle mie abitudini. Finiti i giorni di congedo ripresi il mio aereo per Torino e l’indomani, entrata in classe, presi il gessetto e riempii la lavagna di equazioni, che stranamente diedero una dopo l’altra come per miracolo  lo stesso risultato.                                                                                                                                     Ricordo che tutti-tutti mi avevano scoraggiato in merito a quel viaggio. Mi parlavano come si parla a chi è fuori di testa.  Invece ora che Mario non c’è più e che anche Katmandù non c’è più so di aver fatto bene. Chissà  se da qualche parte la giovane coppia che solo per me rappresentò quella scena straordinaria continua a zappare e piantare semi . Chissà dov’è il loro bambino. Sono contenta di aver fatto quel viaggio, e ringrazio di cuore quel medico tanto comprensivo. Qualche volta solo i pazzi fanno la cosa giusta, ma non lo sanno neanche loro.

ehm…l’arte di “bamblinare”… aprile 24, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Credo che pochi conoscano questo termine, che non fa parte di nessun dialetto,ma che è solo un “modo di dire” in uso entro una piccola cerchia di torinesi. Questo verbo dovrebbe significare “perdere tempo in modo infantile” (più o meno), cioè un misto tra cincischiare e bamboleggiare… o giù di lì. Non è facile ma con un po’ di impegno chiunque ci può riuscire. Preciso che “bamblinare” è diverso dal più noto “fancazzismo“, concetto forse simile alla “flanerie”  ampiamente descritta da Walter Benjamin. Cos’è la “flanerie” di Benjamin? in un certo senso è il semplice andare a spasso, forse fermandosi davanti le vetrine, oppure sedendosi su una panchina guardando scorrere l’acqua della Senna, o di altro fiume. Ma ” bamblinare ” non è “flanerie“!! “bamblinare” porta in sé un senso di insoddisfazione profondo, sconosciuta al flaneur : chi “bamblina” non contempla l’acqua della Senna, ma .. ahimé!.. l’aver lasciato passare un altro giorno facendo poco o nulla…neppure una telefonata!!                                                                                                                                                             Da qui l’ insoddisfazione. Eppure..so esattamente cosa dovrei fare,  e cioè (in primis) preparare il famoso “book”, al momento di là da venire. E cioè : moltissime  cose si accumulano  in quel termine apparentemente innocuo. Ad esempio cercarmi uno spazio espositivo, tenere in piedi certi contatti importanti, telefonare a una persona che potrebbe essermi di sostegno, scrivere ad amici lontani che aspettano mie notizie e simili. Ma non faccio nulla di tutto questo… semplicemente..  “bamblino”!!!                                                                                                                                                       Che sia la primavera? ma no. Io bamblino in tutte le stagioni. Tutt’ al più … tra un bamblinamento e l’ altro scribacchio su FB, di solito in disaccordo con chiunque e su tutti gli argomenti.                                                                                      Concludo: urge un’ iniezione di maggior determinazione . E spero che la ramanzina che mi sono fatta funzioni. (Aggiungo: si dice proprio “ramanzina” anche se alcuni dicono “romanzina” ).                                                                                   In sostanza, basta, bamblinare!!

Incredibile!! siamo vivi. aprile 19, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Pigramente e direi senza nessun tipo di aspettativa apro questo blog e, con grande meraviglia vedo che qualcuno, presumo una “lei” , ha scritto qualcosa. Confesso che la mia imbranatura è tale che non so neppure ritrovare la gentile blogger che ha appuntato qui le sue riflessioni, sulle quali- udite udite!- qualcun  altro ha lasciato ulteriori commenti. Anche se l’ignoto commentatore non si è rivolto a me, ma all’altrettanto ignota persona che ha scritto nel mio blog, sono contenta lo stesso: sento che qualcosa si è smosso, come il tintinnio di una lontanissima campanella d’argento. Perché d’argento? ma perché le novità dovran pur essere positive, altrimenti tanto varrebbe che neppure tintinnassero all’ orizzonte.                                 In realtà, non ho un granché  da riferire, ora come ora. Ma sento che qualcosa sta per accadere. Ad esempio credo sia venuto il momento che organizzi una nuova personale. Altrimenti perché dipingere tanti paraventi? Uno dei miei paraventi equivale a sei grandi quadri ad olio. Dovrò pur farli vedere a qualcuno!                                                                          Ci sono  altre ragioni  a premere in questa direzione (quella cioè della  personale) . Una è che è pieno di imbecilli maldestri imbrattatele che si propongono, espongono, e magari vendono anche, pur senza inventiva alcuna né talento. Se lo fanno loro, a maggior ragione devo esporre io. Vero che una molla in più non guasterebbe: e per molla intendo la fiamma del cuore. Pazienza! sarà una fiamma senza cuore, o un cuore senza fiamme, ma le opere (e i giorni) hanno le loro esigenze, che non possono venir disattese.                                                                                                                                  Se per caso qualcuno mi segue, avrà notato che forse sono meno… depressa. In realtà,  non c’è niente di male a essere depressi: pensate a quanto devono essere depressi quelli che qualche ora fa sono annegati in settecento nel canale di Sicilia. Noi siamo qui, con la vita che pulsa e il sangue che galoppa nelle vene, quindi non lamentiamoci.                            Certo, le imperfezioni della vita sono tante: ad esempio oggi vedendo la selezione di giovani ginnaste che si preparavano per gare internazionali mi veniva da piangere. Perché? ma perché – anche se mi arrampicavo sulla pertica come un gatto- mio padre con la complicità di un medico riusciva a farmi esonerare dalle legioni di ginnastica, credendo che altrimenti avrei perso tempo rispetto allo studio. Così, niente ginnastica!! e sì che lui era un atleta. Mah!! ripeto, non lamentiamoci, i padri a volte sono strani.                                                                                                                                               Ripeto: siamo pur vivi, e non in fondo al mare. Questo deve significare  qualcosa.. e cioè che siamo al mondo per qualche motivo. Gli artisti più di altri ne sono consapevoli.. o almeno dovrebbero!!                                                                       Dopo tutto, ogni giorno ha un’ alba.. e ogni giorno è l’alba della creazione. Proprio come cantava Milva: ” … il primo mattino del mondo..che mai vedrà un tramonto..”                                                                                                                     E con ciò… prepariamoci al meglio… quello che sempre deve ancora venire.

Verso la primavera…? aprile 6, 2015

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Certamente sì. Oggi, pasquetta 6 aprile, splende il sole dopo pioggia e pioggia. Vero che c’è un gran vento, ma il vento passa e va. Io domani vado a Torino, a fare non si sa bene che. Ma anche in altri luoghi del Pianeta  non ho mai avuto chiaro cosa stessi facendo  né  cosa farò. D’ altra parte è solo dopo un bel po’ di tempo che si capiscono le cose. Ad esempio ho capito che il mio periodo best è stato quello che chiamo “dei giornali”. Cioè scrivevo per l’indimenticata Stampa Sera, per La Stampa, e testate varie a Milano. Di tutto questo non ho mai saputo né approfittare né capire l’importanza. Tendevo a credere che tutto sarebbe continuato così, indefinitamente, automaticamente, senza che dovessi fare lo sforzo di consigliarmi, di insistere coi direttori per farmi assumere, ecc. Inoltre, peggio che mai,  sembravo “quella ricca”, mentre avevo due bambini da mantenere, e aiuti quasi zero. Non avevo capito che nella vita bisogna suscitare compassione, presentarsi in jeans sdruciti e senza orpelli d’oro. Bene, io facevo tutto l’opposto, sinché conobbi un tale che con l’aria di essermi d’ aiuto mi rovinò del tutto. Ergo: ragazze, fate da voi. Mai farsi aiutare. Aggrappatevi alle vostre più audaci ambizioni: se le avete, è perché sapete di avere pure  in voi le qualità per realizzarle.                                                                                                                          Tutto questo per dire che sono in debito col Cielo: voglio dire che il Cielo  mi ha fatto dei doni perché, come nella parabola, li facessi fruttare. Ma ora come ora, nisba. Forse sono solo pigra? può darsi!

ma in che mondo viviamo? marzo 30, 2015

Posted by marisadibartolo in Uncategorized.
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Sono ancora fumanti le macerie del terribile disastro sui monti francesi, che la nostre tv, dopo aver sbrigato la cosa con pochi doverosi riferimenti (tanto non c’erano italiani)  si immerge a testa bassa nella disanima della vicenda dell’ americanina  Amanda e relativo fidanzatino pugliese, finalmente assolti dopo lunghi anni di attesa che giustizia fosse fatta, grazie anche alla principessa del foro Giulia Bongiorno, che non ha indietreggiato davanti alle problematiche che può porre l’impresa di far assolvere due ” innocenti assassini”.Le virgolette le ho messe per far capire che Amanda e Raffaele, descritti ormai dai media come vittime della malagiustizia italiana (strano, credevo che la vittima fosse la povera Meredith ) finalmente possono sorridere e abbracciarsi, dimenticando i torti subiti, loro anime candide, dai nostri giudici, di cui alcuni pervicacemente arroccati sino all’ ultimo all’ idea della colpevolezza dei due. E dato che il tempo cancella il sangue e la memoria, i media con abile operazione di maquillage han fatto sì che i nostri ricordi ormai sbiaditi di come il crimine fosse stato raccontato 8 anni fa dagli stessi media, siano stati  sostituiti da ”  fresche ” informazioni  relative al delitto, un delitto nuovo di zecca in cui ci viene raccontato che Rudi (peraltro messo subito in galera prima che potesse dare una sua versione dei fatti) non ha negato le proprie responsabilità e meno che mai la sua presenza sulla “scena del crimine”. Non è vero: Rudi si lasciò arrestare e incarcerare in tacito accordo coi due colombi, entrambi figli di persone d’un certo risalto sociale. Il padre di Raffaele infatti è uno stimato urologo di Bisceglie, in quel di Bari, mentre della famiglia di Amanda pur senza notizie più specifiche è evidente un certo livello sociale. Rudi disse subito che lui non era  presente al momento dell’uccisione di Meredith, perché era in cucina a preparare un’ insalata. (Evidentemente Rudi sa molto ma dalla sua cella ben al riparo dai media non lascia trapelare nulla, in attesa che gli anni passino.) Comunque nessuno dà importanza a Rudi.  Tuttavia il famoso gancetto del reggiseno di Meredith nonché un certo coltellaccio ritrovato in cucina  coperto di impronte di Amanda e Sollecito porta alla condanna dei due fidanzatini a 26 e 25 anni. I difensori di Amanda e Raffaele ottengono una nuova perizia  ‘super partes’ per le tracce genetiche sul coltello e sul gancetto del reggiseno e i  periti della Corte di Assise di appello bocciano il lavoro svolto dalla polizia scientifica, definendo gli accertamenti tecnici “non attendibili”, per il Dna attribuito a Meredith sul coltello e a Raffaele Sollecito sul gancetto di reggiseno, giungendo a dire che  i risultati delle analisi potrebbero essere derivati da contaminazione. Così si giunge all’ assoluzione;  i  genitori di Meredith fanno ricorso contro questa sentenza; tuttavia la Cassazione conferma l’ assoluzione,

Chi legge già sa tutto questo e potrebbe pensare che anche se non l’avessi scritto avrebbe dormito lo stesso. Ma ci son cose che non sono state dette né pubblicate col giusto risalto:  e cioè che i genitori di Amanda tentarono in tutti i modi di influire sui risultati del dibattimento, anzi, di “manipolare” le indagini in ogni modo possibile. Ecco il piano (rivelato da intercettazioni telefoniche): far trasferire poliziotti scomodi, chiedere l’intervento di politici di spicco, organizzare campagne mediatiche; tutto questo è stato  rivelato dalle intercettazioni telefoniche depositate l’altro ieri con i quattordici faldoni che raccolgono l’intera inchiesta sul delitto di Perugia.
Le registrazioni delle conversazioni telefoniche tra il padre di Raffaele, Francesco Sollecito, noto cardiologo pugliese, il fratello Giuseppe, la cognata Sara, la seconda moglie Mara e la figlia Vanessa ricostruiscono l’incessante attività della famiglia Sollecito per trovare l’appoggio di personaggi influenti.  Non viene  quindi attivato solo un  pool di avvocati e di consulenti medico-legali ma anche  amicizie politiche.
Infatti Vanessa, la sorella di Raffaele, confida al padre di aver la possibilità di poter raggiungere il senatore Domenico Formisano dell’Italia dei Valori. “Il senatore – dice – mi ha contattato per chiedermi un intervento a favore di una persona. Così sarà in debito con me e potrò andare a Napoli a parlargli”. Si rivela ingenua, Vanessa, anche se è un tenente dei carabinieri. Al padre che la invita alla prudenza ricordandole che ha il telefono sotto controllo lei risponde: “Ma io non sono intercettata”.                                                                                                                                                           In sostanza, tanti carini questi Sollecito. E’ chiaro che da noi anche chi ferocemente uccide ben difficilmente andrà in galera, se è figlio di qualche eminente. Quanto alla famiglia di Meredith, la cui figlia è stata uccisa in maniera orribile e senza ragione, non resta che asciugarsi il fiume di lacrime che continua a sgorgare dai loro occhi. Ma non sarà per caso che i nostri giudici siano influenzati dai colori della pelle dei protagonisti di questa così triste vicenda? Ci avete fatto caso? nera o quasi nera Meredith, nera la madre, e neri i parenti…nero Rudi…   bianchissimi Raffaele e Amanda… Ma mi fermo qui! neanche in via di ipotesi voglio pensare una cosa simile.